Catturati i truffatori degli anziani: falsi tecnici per entrare nelle case

Presi 4 componenti della famiglia Bevilacqua e altri due complici: furti a Pescara, nel Teatino e a Roseto Le donne avvicinavano le vittime fuori dei market o dopo il ritiro della pensione, poi scattava la trappola
PESCARA. Avevano messo su un'attività familiare ben collaudata. Che si occupava di raggirare gli anziani per derubarli. Partivano da Rancitelli e si spostavano anche a Francavilla, Ortona, Chieti, Roseto e Santa Maria Imbaro, alla ricerca delle vittime a cui sfilare oggetti di valore, oro, denaro, bancomat, carte di credito. E ci riuscivano. Non sapevano, probabilmente, che i carabinieri li tenevano costantemente d'occhio, giorno e notte, ed è andata avanti così a lungo, fino a ieri mattina. All'alba gli uomini dell'Arma del comando provinciale hanno stroncato gli affari del clan Bevilacqua, arrestando sei persone, su disposizione del giudice per le indagini preliminari Nicola Colantonio (il pm è Fabiana Rapino). Sono i tre fratelli Ferdinando Bevilacqua, 50 anni, già in carcere, Federico Bevilacqua, 45 anni, e Vincenzina Bevilacqua, 40 anni, che era ai domiciliari, la cugina Anna Bevilacqua, 50 anni, e poi Addolorata Morelli, 45 anni, moglie di Ferdinando, e Gradito Spinelli, 56 anni, amico di Ferdinando. A parte Spinelli e Bevilacqua, ai quali sono stati concessi i domiciliari, gli altri sono in carcere.
Sono tutti noti alle forze dell’ordine e residenti a Pescara, tra via Lago di Capestrano, via Lago di Borgiano, via Stradonetto e via Sacco, ad eccezione di Anna Bevilacqua, residente a Montesilvano. Prima di entrare in azione, sostengono i carabinieri della compagnia di Pescara, coordinati dal capitano Antonio Di Mauro, studiavano nei minimi dettagli le abitudini delle vittime prescelte, acquisivano informazioni su parenti e amici, in modo da apparire credibili e carpire la fiducia degli anziani. Il lavoro di preparazione era complesso, visto che trascorrevano giornate intere ad eseguire sopralluoghi e spiare gli anziani, dopodiché si presentavano come amici di famiglia, tecnici del gas oppure, in un caso, appartenenti all'Arma dei carabinieri.
Sono riusciti ad abbindolare diverse persone, anche ultranovantenni, muovendosi in batterie da tre, e il ruolo delle donne è stato fondamentale, per i carabinieri del Nucleo operativo radiomobile che si sono occupati delle indagini: erano le ladre in gonnella ad avvicinare gli anziani dopo il prelievo della pensione alle Poste o magari al supermercato, o in strada, facendo apparire tutto casuale. Poi si intrufolavano in casa e rubavano tutto il possibile in pochi minuti, grazie all'entrata in scena dei complici, e in un caso hanno approfittato delle difficoltà di una anziana a muoversi.
Una ottantenne, ad esempio, ha accolto una delle indagate che diceva di essere amica della sorella ma poi nell'alloggio si sono presentati anche altri componenti della banda e hanno svaligiato la casa, sempre per l'accusa. Un altro éscamotage è stato quello del finto tecnico del gas, usato anche con un 91enne in vacanza a Francavilla al mare: uno sconosciuto con una pettorina gialla si è infilato con lui nell'ascensore per una verifica su una perdita del gas nel suo appartamento, poi gli ha chiesto 50 euro da fotografare, e infine è arrivato un secondo uomo che accusava il primo di essere un rapinatore e ha invitato il proprietario di casa a controllare se avesse subìto un furto. La vittima ha capito, li ha chiusi fuori e ha ricollegato quelle presenze a una donna che nei giorni precedenti aveva incontrato più volte e diceva di conoscerlo «da tanti anni», oltre a fare molte domande sul suo conto.
Sempre un finto tecnico del gas si è presentato a casa di una ottantenne dopo aver saputo da una complice dell'avvenuto prelievo di una somma consistente di denaro alle Poste e ha rubato non solo il denaro, ma anche alcuni monili che indossava e dei quali l'anziana è stata invitata a spogliarsi perché una eventuale fuga del gas avrebbe potuto ustionarla. Altro stratagemma: quello dei finti carabinieri. A Roseto, un 75enne è stato agganciato al bar da una donna che si è presentata dicendo: «Ciao, come stai? Non ci vediamo da tanto, sono tornata qui da una settimana e non ti avevo ancora visto». L'anziano, pur non conoscendola, ha cominciato a chiacchierare e poi ha accettato di farla entrare in casa «per un caffé». A quel punto, sono arrivati i finti carabinieri dicendo di aver fermato un uomo con tre anelli d’oro e di essere in cerca del proprietario per cui l’anziano ha aperto la cassaforte per un controllo e poi l'ha richiusa, mettendo la chiave al suo posto, sotto gli occhi dei ladri. Giusto il tempo di cambiare stanza e la cassaforte è stata svuotata: sono spariti così gioielli e orologi.
Quanto alle tessere bancomat e alle carte di credito rubate, sono state usate per acquistare abbigliamento ed elettrodomestici, ma anche per prelievi di contanti. E il bottino di tutti i colpi (da dicembre 2019 ad agosto 2020) è di decine di migliaia di euro. I pedinamenti dei carabinieri, l'esame delle telecamere e dei tabulati dei cellulari hanno permesso agli investigatori di mettere insieme il puzzle e di incastrare gli indagati. Facendo saltare l'affare di famiglia.

