Cava da trenta ettari dietro alle sorgenti

La Regione deve decidere il sì all’estrazione di 4 milioni di metri cubi da un sito vicino alla Riserva naturale del Pescara
PESCARA. Novanta giorni di tempo, a partire dal 4 luglio, per dire sì oppure no a quattro milioni di metri cubi di materiale calcareo da estrarre da una cava di trenta ettari che dovrebbe sorgere alle spalle di una sorgente, la più grande d'Abruzzo, capace di rifornire 700 mila utenti con 7mila litri d'acqua al secondo. La commissione Via (valutazione di impatto ambientale) della Regione sta per emettere il verdetto sul progetto d’ampliamento presentato dalla società Fassa di Treviso.
ITER PER ORA SOSPESO. Il permesso alla mega cava è finito al centro di un acceso dibattito che vede sul fronte del no l’ambientalista Augusto De Sanctis. Ma andiamo per ordine.
A luglio la commissione Via ha concesso i tre mesi extra alla società trevigiana che deve controdedurre alle osservazioni presentate il 21 giugno. Il procedimento autorizzativo è stato così temporaneamente sospeso «in attesa che la società proponente predisponga un'approfondita relazione tecnica integrativa dello studio idrogeologico». Così si legge in un documento firmato dall’ingegner Domenico Longhi, dirigente del Servizio valutazioni ambientali.
LA VECCHIA È ESAURITA. La società Fassa si è insediata nel territorio di Popoli dal 2002 rilevando una cava di calcare già esistente in località Colle Pizzo Carluccio, e realizzando anche uno stabilimento per produrre intonaci con il prodotto estratto. Ma il ciclo di vita della prima autorizzazione regionale prevede l'esaurimento del giacimento allo scadere del quindicesimo anno. Nasce da qui il progetto di ampliamento nell’area confinante di Colle Pietrosa. L'intervento è di dimensioni notevoli perché si estende su 305mila metri quadrati e comporta una movimentazione di oltre 4 milioni di metri cubi di materiale calcareo per un periodo di 20 anni, quindi fino al 2038. DUBBI E RISPOSTE. Il progetto – si legge sulle carte della commissione Via – «può comportare un potenziale impatto visivo negativo anche se la società proponente ha già acquisito l'autorizzazione paesaggistica con parere favorevole della Soprintendenza». Il sito è peraltro vicino a un'area di captazione delle acque. Anche se la distanza esatta tra la cava e le Sorgenti del Pescara è di un chilometro. Per di più è previsto il taglio 7 ettari di bosco anche se in base a una legge regionale del 2014 la società proponente dovrà compensare il taglio ripiantando nuovi alberi su una superficie di 10 ettari
FRONTE DEL NO. La Onlus ambientalista Soa (stazione ornitologica abruzzese) di De Sanctis ha presentato osservazioni al progetto chiedendo la tutela della risorsa idrica. Ma tra gli atti in possesso della Commissione Via c’è anche uno studio del Dipartimento di ingegneria dell'Ambiente del Politecnico di Torino.
Gli esperti hanno realizzato sondaggi geognostici a una profondità di 60 metri ma non hanno rilevato la presenza di acqua nell'area del progetto. La società Fassa deve comunque integrare questo studio per fugare ogni sospetto di contaminazione della falda.
TRENTA CAMPI. È un bene da tutelare l'acqua. E il rilascio del permesso ad estrarre milioni di metri cubi di inerti alle spalle della sorgente più grande d'Abruzzo può diventare la nuova trincea degli ambientalisti. Tutto però dipende dal verdetto del 4 ottobre. La decisione della Commissione Via sarà infatti determinante per il provvedimento finale della Conferenza di servizi, ultima tappa per il sì a una cava grande come 30 campi di calcio.

