Cavallito operato di nuovo: caccia all’uomo dell’ospedale

Braccia tatuate e accento campano, voleva notizie sul ferito: telecamere al setaccio
PESCARA. Restano critiche ma stabili le condizioni di Luca Cavallito, l’ex calciatore di 49 anni, ferito lunedì sera a colpi di pistola, una calibro 9, in un agguato al bar del Parco, in cui è rimasto ucciso l’architetto Walter Albi. Ieri pomeriggio, è stato sottoposto a nuovo intervento chirurgico, il quarto, per l’estrazione del proiettile che era rimasto conficcato in una spalla. Al termine, è stato riportato nel reparto di Rianimazione, dove è controllato a vista e non solo per il suo stato di salute. Fuori e dentro la struttura da ieri c’è la vigilanza fissa armata. E questo dopo che martedì sera un uomo si è presentato davanti all’ingresso dell’ospedale, chiedendo con insistenza informazioni su di lui. Voleva sapere se fosse ancora vivo. Secondo chi c’era, aveva un accento napoletano e un braccio pieno di tatuaggi. E ora attraverso le immagini dei sistemi di videosorveglianza presenti attorno all’ospedale e nelle vie limitrofe, si sta cercando di capire chi sia e se abbia davvero a che fare con quella che sin dall’inizio è apparsa come una esecuzione di stampo mafioso. E, quindi, con il killer, da quattro giorni in fuga, e di cui vanno avanti serrate ricerche e indagini.
IL TERZO TELEFONINO
Indagini che sono sempre più concentrate sul terzo telefonino, quello trovato, subito dopo l’agguato, a terra, vicino ai due corpi insanguinati e in particolare a quello di Albi. Prima di fuggire via, per eliminare ogni traccia, il killer ha preso due telefonini che erano poggiati sul tavolino, attorno a cui l’architetto e l’ex calciatore erano seduti in attesa di qualcuno, oltre ad un mazzo di chiavi, lasciando o meglio non accorgendosi probabilmente che uno dei due aveva con sé anche un altro telefono. E questo potrebbe rappresentare per gli inquirenti la chiave di volta per ricostruire contatti, giri e sapere soprattutto chi stavano aspettando in quel bar vicino alla strada parco e perché. Nel frattempo, si stanno cercando di recuperare anche i dati contenuti negli altri due dispositivi portati via, acquisendo ed esaminando la documentazione bancaria.
LE PERQUISIZIONI
Proseguono anche le perquisizioni. Mercoledì pomeriggio, la polizia è tornata nell’abitazione di Cavallito e questo dopo che per tutto il giorno sono stati ascoltati e riascoltati amici, conoscenti, persone con cui era in affari, dipendenti. Già da un po’, il 49enne ha un’attività anche ben avviata che si occupa di acquistare jeep militari, auto d’epoca e usate, di ristrutturale per poi venderle all’estero. Ma il sogno suo e della sua famiglia era ed è quello di costruire un albergo nella zona del porto turistico. Delle case galleggianti di lusso, per il cui progetto fra il 2018 e 2019 ha coinvolto Albi, che conosceva da anni per via di una amicizia fra i rispettivi padri, tutti e due sportivi e frequentatori un tempo dello stabilimento Eriberto. E ora gli investigatori della mobile, coordinati dal pm Andrea Di Giovanni, stanno cercando di capire se a legarli fosse solo questo progetto o ci fosse anche altro e che cosa.
IL MOVENTE
Al momento non viene escluso nulla, nessuna pista, neppure quella più banale, anche se il modo in cui è avvenuto l’agguato lascia pensare che dietro questa storia ci siano questioni economiche. Soldi, parecchi soldi. E, quindi, si sta indagando sulle società di cui Albi era amministratore, qualcuna anche all’estero. In passato, secondo chi lo conosceva bene, aveva lavorato nei paesi dell’est Europa, in Romania e in Bulgaria. Ma gli accertamenti sono concentrati anche sul debito da 90 mila euro che tanto ultimamente lo faceva stare in ansia. Stando a quanto raccontato al suo amico Massimo Vellaccio, aveva acquisito un’attività, sperando di fare un buon affare, e invece si era trovato a dover coprire un buco ingente. Per questa situazione diceva di essere in difficoltà. Era provato. Ma era soltanto questo a preoccuparlo? Sempre secondo le persone a lui vicine, aveva molteplici interessi e in vari settori. Una vita, insomma, movimentata. Altrettanto si scava in quelli che erano gli interessi e gli affari di Cavallito. L’ipotesi è che siano rimasti coinvolti in una situazione più grande di loro.

