Cavallito trasferito a Pescara: sta meglio, pronto a collaborare

23 Agosto 2022

L’ex calciatore ferito a colpi di pistola riportato ieri all’ospedale Spirito Santo dal Gemelli di Roma Ha superato la crisi al fegato e presto potrebbe affrontare il primo confronto con gli investigatori

PESCARA. Luca Cavallito, il 49enne sopravvissuto all’agguato del primo agosto al bar del Parco, sta meglio ed è rientrato ieri all’ospedale di Pescara, dall’ospedale Gemelli di Roma. Non è più intubato e nei prossimi giorni potrebbe incontrare gli investigatori che, coordinati dalla Procura, sono al lavoro per risolvere il caso. Potrebbe essere proprio l’ex calciatore a fornire quegli elementi determinanti per dare un volto e un nome al responsabile o ai responsabili del delitto dell’estate, costato la vita a Walter Albi, 66 anni. Sono passate tre settimane, da quella sera. Tre settimane di preghiere e speranze per i familiari e i tanti amici di Cavallito, colpito a ripetizione da un killer sparito nel nulla. Ora si comincia a intravedere quella luce in fondo al tunnel che tanti contavano di scorgere, con un miglioramento delle condizioni del ferito e il rientro a Pescara. Qui, allo Spirito Santo, il 49enne ha passato le prime settimane di degenza ed è stato sottoposto a vari interventi chirurgici per superare i traumi provocati dai proiettili che lo hanno colpito. Le sue condizioni sono state gravissime fin dal primo momento. Poco dopo l’agguato, costato la vita al suo amico architetto Walter Albi, 66enne, si è temuto che Cavallito non ce la facesse a superare la notte ed è stato in quelle ore che è stato sottoposto ai primi interventi, poi seguiti da altre operazioni, fino al trasferimento nella Capitale, dieci giorni fa, per i problemi che si sono presentati al fegato, anche se non è mai stata paventata la necessità di un trapianto. Ora il ritorno a Pescara, con un quadro generale che appare migliorato e che fa sperare in una ripresa ulteriore, seppure in un quadro complesso, delicatissimo e comunque grave. E questa evoluzione positiva fa sperare anche in una collaborazione con la polizia, che si sta occupando del caso: Cavallito potrebbe indirizzare finalmente le indagini e svelare cosa c'è dietro l'agguato. La polizia lo ha sempre sorvegliato durante la degenza in ospedale, non solo nel capoluogo adriatico ma anche a Roma. Nei suoi confronti è stato disposto un controllo costante: è stato praticamente guardato a vista dal giorno in cui all’ospedale di Pescara si è presentato un uomo che chiedeva informazioni su di lui e che poi si è allontanato. Una presenza che ha fatto alzare il livello di guardia, mentre Cavallito continuava a combattere per la vita in Rianimazione. Ecco perché il reparto è stato blindato e la stessa cosa è accaduta a Roma, con l’attivazione della vigilanza armata dentro e fuori alle strutture sanitarie, con un contatto costante tra le forze di polizia delle due città.
Il miglioramento delle sue condizioni potrebbe sfociare in una collaborazione preziosa con gli investigatori della squadra mobile, diretti da Gianluca Di Frischia, che stanno componendo il puzzle per risalire al killer del primo agosto, l’uomo che ha stravolto la tranquillità di una città intera. Tanti gli interrogativi a cui bisogna ancora dare una risposta, anche con le indicazioni che potrebbero arrivare da Cavallito, per chiudere il cerchio sull’omicidio al bar del Parco.
L’assassino arrivato a pochi passi dalla strada parco con una moto Yamaha sapeva benissimo dove trovare Albi e Cavallito insieme, seduti al bar, davanti a un vassoio con 12 pizzette e una bottiglia di birra. Quando ha cominciato a sparare con una calibro 9, prima al di là della veranda e poi a pochissima distanza dai due, Albi e Cavallito stavano aspettando chissà chi, attirati in una trappola mortale. Avevano lo sguardo puntato sui rispettivi telefonini: è stato allora che l’uomo con il casco e il giubbino nero, pantaloni grigi e scarpe da tennis nere, è arrivato a piedi e ha scaricato sui due amici almeno otto colpi di pistola per poi sparire, a piedi e subito dopo in moto, mentre in città si diffondeva il panico per una esecuzione che ha fatto pensare subito alla criminalità organizzata. Finora del killer non c'è traccia. I legami tra Albi e Cavallito, gli interessi e gli affari in comune, sono stati subito passati ai raggi x, insieme a tutto ciò che racconta la loro esistenza, a partire da telefoni e computer, affidati a un consulente per far emergere ciò che apparentemente nessuno si spiega: il movente.