Cavallito vigilato dalla polizia Il rischio: il killer può tornare

Avvistato un uomo sospetto all’ingresso dell’ospedale: il questore fa blindare Rianimazione
PESCARA. Da ieri il reparto di Rianimazione, in cui è ricoverato Luca Cavallito, l’ex calciatore di 49 anni, colpito lunedì sera in un agguato a mano armata nel bar del Parco, in cui è rimasto ucciso l’architetto 66enne Walter Albi, è super blindato. Chi non è autorizzato, non entra. Nel pomeriggio si è tenuta una riunione tecnica di coordinamento delle forze di polizia, presieduta dal prefetto Giancarlo Di Vincenzo, nel corso della quale si è deciso di rafforzare le misure già presenti, istituendo dentro e fuori la struttura una vigilanza fissa armata. E questo dopo che, martedì sera, un uomo dall’accento napoletano e con tatuaggi sul corpo, stando alle descrizioni fatte, si è presentato in ospedale per chiedere informazioni sulle condizioni di salute di Cavallito: voleva sapere se fosse ancora vivo. Oltre l’ingresso del nosocomio non gli è stato consentito di andare. E ieri mattina, alla luce dell’episodio, il questore Luigi Liguori in persona si è recato al Santo Spirito, nel reparto di Rianimazione, per un sopralluogo e potenziare tutte le misure di sicurezza, richiedendo allo stesso tempo il tavolo tecnico, a cui hanno preso parte i comandanti provinciali di carabinieri e guardia di finanza, Riccardo Barbera e Franco Tuosto. Nella riunione è stato deciso che a turno a vigilare sul 49enne ci saranno pattuglie di polizia, carabinieri e fiamme gialle. Il timore è che il killer, si ipotizza esperto e arrivato da fuori, possa finire quanto iniziato.
KILLER IN FUGA
L’assassino, che ha fatto tutto in 22 secondi, è in fuga da tre giorni. Coperto dalla testa ai piedi, su uno scooterone, qualche minuto prima delle 20 è arrivato in via Ravasco. Ha parcheggiato il mezzo vicino al marciapiede a pochi metri dal bar e poi a piedi l’ha raggiunto. Pistola calibro 9 in pugno, si è avvicinato al dehor all’interno del quale c’erano Albi e Cavallito, seduti ad un tavolino, telefonini in mano e pizzette e birra davanti, in attesa di qualcuno e ha sparato. Prima due colpi da lontano, poi è passato fra i vasi, come mostrano le immagini delle telecamere, e si è accanito contro i due, prima con Albi e poi con il 49enne, colpendoli in faccia, all’addome, al torace. Quindi convinto di averli ammazzati, si è allontanato, non prima però di aver preso dal tavolino un mazzo di chiavi e i due telefonini delle vittime. A questo punto è tornato verso lo scooter, ha ripercorso via Ravasco, immettendosi su viale Bovio per poi sparire nel nulla. Sicuro di aver eliminato tutte le prove.
IL terzo TELEFONINO
In realtà dimenticando a terra, vicino ai due corpi insanguinati, un terzo di telefonino, che una delle vittime con ogni probabilità aveva con sé e su cui adesso si concentrano le indagini. Da quel cellulare potrebbero arrivare infatti elementi fondamentali per ricostruire i contatti e i giri dei due. A capire chi, lunedì, alle 20, stessero aspettando nel bar vicino alla strada parco e perché.
LE INDAGINI
Nel frattempo, gli investigatori della squadra mobile, diretti da Gianluca Di Frischia, coordinati dal pm Andrea Di Giovanni, stanno passando al setaccio e analizzando tabulati telefonici, chat, conti correnti. Tutto ciò, insomma, che riguarda i due. Per l’intera giornata di ieri, hanno ascoltato e riascoltato familiari, amici, conoscenti, persone con cui erano in affari. Nel pomeriggio, è stata di nuovo perquisita l’abitazione di Cavallito. L’obiettivo è capire il contesto in cui è maturata quella che dai primi istanti è apparsa come una esecuzione di stampo mafioso, cosa ci sia dietro le vite di Albi, professionista conosciuto, con molteplici interessi, e di Cavallito, in passato coinvolto in una vicenda di droga e attualmente titolare di una impresa che si occupa di acquistare jeep militari e auto d’epoca per ristrutturale e rivenderle sul mercato estero. In comune fra i due, di sicuro il grande sogno di realizzare nella zona del porto turistico un albergo con casette sul mare. Sogno in realtà di Cavallito, per il cui progetto aveva coinvolto Albi, che conosceva da anni per via di una amicizia fra i rispettivi padri. E ora si sta cercando di capire se ci fosse altro ad unirli e soprattutto cosa.
I SOLDI
Al momento gli inquirenti non escludono nulla, nessuna pista, neppure quella più banale, anche se il modo in cui è avvenuto l’agguato lascia pensare che dietro questa storia ci siano questioni economiche. Soldi, tanti soldi. E, quindi, si sta indagando sulle società di cui Albi era amministratore, qualcuna anche all’estero, così come sul debito da 90mila euro che tanto ultimamente, lo preoccupava. E altrettanto si scava nella vita, affari e interessi di Cavallito, che nelle prossime ore sarà sottoposto ad un nuovo intervento chirurgico, il quarto, per l’estrazione del proiettile ancora conficcato nella testa dell'omero. Secondo il bollettino della Asl, le sue condizioni sono comunque «lievemente migliorate, più stabili».

