Celle singole e nessun contatto tra detenuti

Il supercarcere aquilano ospita anche Bagarella, Schiavone del clan dei Casalesi e la brigatista Lioce
L’AQUILA. La vita all'interno del carcere Le Costarelle dell’Aquila prevede per i detenuti l'assoluto divieto di socialità o di incontro, con appena un paio di ore d'aria al mese. C'è comunque la possibilità di accedere alla biblioteca o di leggere i giornali, in alcuni casi censurati se riportano fatti o articoli riguardanti processi nei quali siano coinvolti, anche indirettamente, i detenuti stessi. Esistono solo celle singole e per ogni sezione è predisposta una cella come presidio sanitario. In questo modo i detenuti non devono spostarsi dal proprio corridoio – composto da file di cinque o sei celle per lato – per poter ricevere le cure dei medici. Nel super carcere dell'Aquila sono stati ospitati detenuti eccellenti come il boss mafioso Leoluca Bagarella – che sconta l'ergastolo per strage – Raffaele Cutolo della Nuova camorra organizzata, l'esponente dei casalesi Francesco Schiavone detto Sandokan, l'esponente della Mala del Brenta Felice Maniero. Qui fu detenuto Totò Riina e sconta l'ergastolo Nadia Desdemona Lioce, la brigatista condannata per gli omicidi Biagi e D'Antona. Ora nelle celle sono presenti 159 persone, di cui 12 donne. Sono tutte in regime di 41 bis a eccezione di una ventina di detenuti che sono destinati però ai lavori di manutenzione o di cucina all'interno del carcere. In nessun modo possono interagire con chi è sottoposto al carcere duro. Questi ultimi, tutti condannati per reati legati alla mafia o al terrorismo, possono incontrare esclusivamente i propri legali o i familiari negli orari previsti dal regolamento.

