Cene, alberghi e bus Il Comune paga i debiti

Dopo due anni di attesa l’amministrazione stanzia 234mila euro Via al saldo delle fatture per evitare contenziosi con i fornitori
PESCARA. Sessantamila euro per pagare il servizio bus alla Tua, altri 50 mila di Iva mai versati e poi 11 mila per gli hotel, 7 mila per la Croce rossa e fatture da decina di migliaia di euro per pranzi e cene e per le parcelle di avvocati, commercialisti e consulenti del lavoro. Sono passati due anni dai Giochi del Mediterraneo sulla Spiaggia del 2015 e il Comune ricorda di pagare i debiti: un assegno da 234 mila euro per coprire le spese mai pagate. Sotto la voce «servizi»: un calderone di fatture dimenticate che partono dai bus e arrivano fino al catering e agli agenti della sicurezza.
Il dirigente Tommaso Vespasiano ha firmato una determina per «impegnare» la somma «a favore della fondazione Comitato Giochi del Mediterraneo sulla Spiaggia - Pescara 2015». Una fondazione già finita sul binario della messa in liquidazione dal 2 novembre del 2016 con una zavorra di debiti da ripianare. Ora, la determina del Comune ha messo da parte i soldi ma il documento precisa «che alla liquidazione della spesa si provvederà con successivo atto»: insomma, non c’è ancora la parola fine a una telenovela che si trascina da due anni ma, adesso, l’ultimo atto con «la corresponsione di un contributo straordinario» sembra una formalità.
Il Comune ha deciso di saldare i conti ancora aperti perché non ha potuto più ignorare i debiti. Il 15 febbraio scorso, il liquidatore della fondazione, Guglielmo Petrosino, già direttore di Pescara 2015, componente dell’organizzazione dei Giochi del Mediterraneo 2009 ed ex segretario generale della Federazione italiana gioco calcio (Figc), aveva avvertito il Comune: ripianate i debiti o altrimenti i fornitori passeranno ai decreti ingiuntivi e dovrete pagare anche le spese legali. C’è scritto così in una nota ufficiale mandata al sindaco Pd Marco Alessandrini e ai vertici dell’amministrazione: il liquidatore, recita il documento, «ha sollecitato l’erogazione di un contributo economico da parte del Comune di Pescara relativo alla integrale copertura dei costi di gestione dell’evento sportivo evidenziando come alcuni creditori del Comitato abbiano conferito mandato ai propri legali per sollecitare il saldo spettante per le prestazioni di beni e/o servizi forniti in occasione dell’evento e intraprendere azioni legali in caso dovesse persistere lo stato di inadempienza con ulteriori spese che si andrebbero ad aggiungere all’importo dovuto». Una lettera, quella di Petrosino, che ha ridato una scossa al Comune: sulla base degli impegni presi nel 2013 con il dossier della candidatura, l’avvocatura comunale ha rimesso un parere per dire che l’amministrazione avrebbe dovuto pagare e basta. Infatti, nel 2013, il Comune aveva promesso «un importo pari a un milione e 950 mila dollari» per finanziare i Giochi del Mediterraneo sulla Spiaggia. Dove li avrebbe presi quei soldi non si sa e così la promessa non è stata mantenuta: il Comune, finora, non ha messo un euro per la manifestazione. I fondi sono stati messi dal Coni (1,535 milioni di euro), dalla presidenza del Consiglio dei ministri (1,5 milioni) e dalla Regione (1,5 milioni). Per i 10 giorni di gare sono stati spesi più di 4,5 milioni di euro. Ed è stata un’edizione al risparmio: al momento della candidatura di Pescara, l’allora sindaco Luigi Albore Mascia aveva presentato «un budget complessivo di 12 milioni di dollari di cui 9,1 di contribuzione pubblica (fondi europei pari 650 mila dollari, fondi nazionali per 2,6 milioni, fondi regionali per 3,9 milioni e fondi comunali per 1,95 milioni) più 2,95 milioni di introiti derivanti all’attività di marketing e bigliettazione». Inoltre, «allo scopo di superare la concorrenza di altre città, Pescara si era impegnata «a farsi carico delle spese di soggiorno (vitto e alloggio) per tutti i partecipanti, atleti e staff dei comitati olimpici, per una ulteriore spesa pari a 926.640 euro». Una pioggia di soldi auspicata ma mai stanziata: degli 11 milioni di euro previsti, ne sono arrivati 4,5 «senza alcuna retribuzione da parte del Comune». Ora, però, il Comune deve pagare «al fine di evitare contenziosi con i creditori».
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