Cento anni di macchine La dinastia dei Barbuscia

Venditori di auto da 4 generazioni: la prima rivendita nel palazzo del Comune La crisi del 2015 è superata e ora nuova concessionaria a Montesilvano
PESCARA. È una storia lunga 4 generazioni: il capostipite Graziano senior, e poi Luigi senior e Ignazio, Piero e Graziano junior, Luigi junior e Francesco. E nella foto, a destra, si scorge anche la quinta generazione con il piccolo Angelo. Non lo sa ancora, ma un giorno anche lui venderà auto: è un destino già scritto se di cognome fai Barbuscia. Dai trattori Ferguson del Dopoguerra donati alla Santa Sede fino alle fuoriserie Mercedes che sfiorano i 200 mila euro: un’evoluzione impensabile in quasi 100 anni di affari. Sì perché, nel 2020, il gruppo Barbuscia entrerà nell’olimpo dei centenari, un record che a Pescara possono vantare in pochi. Anni «performanti», tanto per usare una parola che è diventata ricorrente nella concessionaria in cui, ora, tutto si misura e tutto si quantifica. Compresa la soddisfazione dei clienti.
Una storia che è partita dalle macchine agricole e dalle Lambrette vendute al piano terra del palazzo del Comune di Pescara in piazza Italia ed è passata indenne attraverso una crisi nera nel 2015 segnata dai licenziamenti. Una parentesi. Perché il 2017, dopo la festa di ieri per l’inagurazione del nuovo concessionario Opel a Mozzagrogna, sarà anche l’anno dell’apertura di una concessionaria a Montesilvano.
È una foto d’altri tempi quella in alto a sinistra: sono davvero in pochi a sapere che nel 1920, a Pescara, le «macchine agricole» erano in vendita nel palazzo del municipio. Il 1920 è l’anno di nascita sulla carta d’identità del gruppo Barbuscia. Ma la dinastia dell’auto non partì subito da Pescara e da via Tiburtina e questa è un’altra curiosità: tutto cominciò a Sant’Elpidio, nelle Marche, quando Graziano Barbuscia sr diede aprì una rivendita di macchine agricole e industriali e automobili. Erano i primi modelli destinati all’èlite della borghesia. Un’attività subito fortunata tanto che la sede venne spostata a Pescara mentre il quartier generale fu insediato a Roma. E proprio a Roma, durante un corso di formazione tecnico Oliver, fu scattata la foto in alto a destra che ritrae il signor Graziano in camicia bianca, cravatta, bretelle e un’espressione orgogliosa tra i meccanici. I primi passi dell’espansione. Che non si fermò nemmeno nel periodo compreso tra le due guerre: l’attività dei Barbuscia continuò a svilupparsi e, dal 1945 in poi, cogliendo le opportunità della ricostruzione, l’importazione di macchinari destinati all’agricoltura e all’industria crebbe ancora: i figli di Graziano, Luigi sr e Ignazio, puntarono sui veicoli Om e Ford e sui carrelli elevatori.
Riporta agli anni Settanta, poi, l’ingresso in società di Piero Barbuscia, attuale amministratore del gruppo, uno che incarna tutte le metamorfosi del mercato dell’auto: dai modelli spartani del passato ai full optional del presente. Ma non sono cambiati solo i modelli: è cambiata la vendita delle macchine. Perché prima si vendevano solo le auto mentre, adesso, da Barbuscia si vendono auto e servizi, dall’assistenza, ai finanziamenti fino alle assicurazioni: intorno alle auto è stato costruito un corollario di attività.
È stato il signor Piero a prendere la decisione di puntare sul marchio Mercedes-Benz nel 1990 e a cogliere al volo, poi, la scommessa della Smart nel 1998. Anni fortunati, allargandosi all’Aquila e a Chieti. Ed ecco la quarta generazione, veloce e digitale: nel 2003 ha fatto ingresso in società il primo figlio di Piero, Luigi jr, papà del piccolo Angelo; nel 2006, poi, il fratello Francesco.
L’anno nero della crisi è stato il 2015, un anno dopo la morte di Graziano Barbuscia jr, fondatore della Barbuscia Auto nel 1972 per i marchi Opel e Saab. Una crisi che è coincisa con il mercato dell’auto in picchiata: 1,3 milioni di auto prodotte in Italia nel momento più buio mentre ora la produzione è tornata a 2 milioni. La famiglia di Piero Barbuscia ha rilevato l’altra società in crisi e, in due anni, il quadro è cambiato: «Siamo partiti da zero e il marchio Opel è già risorto», racconta Francesco, «abbiamo investito tanto per rinnovare la struttura e nel personale. Abbiamo ottenuto risultato inaspettati: siamo stati tra le 10 concessionarie più performanti d’Italia. Ed è per questo che la Opel ci ha dato il mandato di vendita anche per Mozzagrogna: il nostro obiettivo è stato quello di portare la mentalità premium di un marchio come Mercedes in un segmento generalista come quello della Opel puntando sull’esperienza e mettendo il cliente al centro». E nel 2017, l’anno della rinascita sancita da 30 tra nuove assunzioni e collaborazioni, riaprirà la storica concessionaria di Montesilvano: «Sarà un punto con auto da 9.900 euro fino ai 200 mila», dice Francesco.
E il lupo perde il pelo ma non il vizio: è quello delle macchine industriali che resta una costante. Da Barbuscia, i carrelli elevatori ci sono ancora: «Per 5 anni», dice Francesco, «ne abbiamo dati 220 alla Sevel».

