«Cento bottiglie di vino sottratte alla Regione»
Le confezioni erano destinate allo spazio dell’Ente al Salone del libro di Torino La procura: la Zingariello, invece di lavorare, andava dal parrucchiere
PESCARA. Erano destinate allo spazio della Regione al Salone del libro di Torino e, invece, secondo l’accusa, l’ex assessore regionale Luigi De Fanis «in accordo» con la sua ex segretaria Lucia Zingariello, si sarebbe «appropriato» di cento bottiglie di vino della casa vinicola Tenuta Ulisse di Crecchio.
C’è un’altra accusa di peculato che unisce De Fanis, Zingariello e la responsabile dell’Agenzia per la promozione culturale della Regione Rosa Giammarco e riguarda una fornitura di vino che Giammarco avrebbe affidato all’azienda vinicola di Crecchio in occasione dell’evento di Torino: 250 bottiglie di Chardonnay, Montepulciano, Cerasuolo e Pecorino «con un preventivo di 8 euro a bottiglia per le prime 200», illustra l’accusa, mentre le altre 50 sarebbero state date in omaggio. Solo che, sempre secondo la ricostruzione della procura, De Fanis sarebbe andato direttamente nella casa vinicola di Crecchio per prendere 13 cartoni di cui tre, è scritto nell’avviso di conclusione delle indagini, li avrebbe recapitati alla Zingariello.
L’inchiesta su presunte tangenti nella cultura è stata chiusa con sette indagati e alcuni episodi che erano già emersi il 12 novembre dello scorso anno, quando De Fanis e la sua segretaria furono arrestati ai domiciliari, si sono arricchiti e ampliati. Tra questi c’è un altro peculato contestato a De Fanis, l’uso “disinvolto” della carta della Regione per fini personali come due bottiglie di champagne da 244 euro consumate con altre quattro persone al Caffè Torino il 17 maggio 2013 oppure un pasto da 100 euro consumato al ristorante l’Antica Osteria Romagnola Sas di Bologna il 2 aprile 2013. Per Zingariello, 35 anni, residente a Guardiagrele, la Forestale ha invece isolato 15 episodi tra marzo e giugno dello scorso anno in cui la segretaria, con l’avallo dell’assessore, ricostruisce la procura, avrebbe fatto figurare di essere al lavoro mentre invece la donna si sarebbe recata dal parrucchiere o dall’estetista.
«Il 2 aprile 2013», è scritto nell’avviso di conclusione delle indagini, «la donna timbra l’entrata alle 8.30 e l’uscita alle 16.28 mentre in realtà», scrivono gli inquirenti, «la mattina si recava dall’estetista e il pomeriggio dal parrucchiere». Secondo l’accusa, il 25 marzo 2013 la donna «risultava in missione» e, invece, ricostruiscono ancora gli inquirenti, sarebbe andata a Roma con De Fanis al ministero delle Poste per «raccomandare il fratello». Il 7 maggio, Zingariello non avrebbe timbrato il cartellino perché «risultava in servizio esterno dalle 8 alle 18 mentre a mezzogiorno era dall’estetista». (p.au.)
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