Cento lavoratori di turismo e pulizie scendono in piazza

21 Giugno 2017

PESCARA. Presidio dei lavoratori degli appalti, ieri mattina, a Pescara. Un centinaio di persone ha manifestato davanti al Cup dell'ospedale, per protestare contro il mancato rinnovo dei contratti...

PESCARA. Presidio dei lavoratori degli appalti, ieri mattina, a Pescara. Un centinaio di persone ha manifestato davanti al Cup dell'ospedale, per protestare contro il mancato rinnovo dei contratti del turismo e quelli delle pulizie e dei servizi integrati-multiservizi, fermi al 2013. La protesta si è svolta in occasione dello sciopero indetto da Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl, UilTucs Uil e UilTrasporti. La questione riguarda i lavoratori che operano, per conto di cooperative e aziende, nei settori della pulizia e dei servizi mensa, in ospedali, carceri, scuole, enti pubblici, grande distribuzione, banche e negozi. Circa 15mila le unità in Abruzzo. La mobilitazione va avanti da anni. All'iniziativa, andata avanti per circa tre ore, hanno preso parte, tra gli altri, il segretario provinciale della Filcams-Cgil, Alessandra Di Simone, quello regionale, Luca Ondifero, quello della Fisascat-Cisl AbruzzoMolise, Leonardo Piccinno, quello della UilTucs Abruzzo, Bruno Di Federico, e quello della UilTrasporti, Alberto Cilli. «Si tratta di lavoratori», spiega Di Simone, «il cui stipendio medio si aggira attorno ai 350-400 euro, costretti a svolgere più di un lavoro. I contratti sono scaduti 49 mesi fa. Con le aziende non si è trovato un punto d'incontro perché vogliono eliminare la clausola di salvaguardia occupazionale, strumento di tutela dei lavoratori in caso di cambio di appalti. Vogliono che i lavoratori si paghino il rinnovo del contratto da soli». Ondifero parla di un «attacco delle aziende: servono misure più stringenti per tutelare i lavoratori: la Regione alcuni giorni fa ha approvato una legge che va in questa direzione». «Non difendiamo privilegi», osserva Piccinno, «la richiesta di aumento salariale è in perfetta linea con il dato inflattivo. Le imprese vogliono fare profitti e risparmi sulla pelle dei lavoratori».
Lorenzo Dolce