Centraline e piano anti rumori: confronto con i commercianti

Le associazioni domani in Comune tornano a chiedere chiarimenti sulle osservazioni alle nuove regole Il legale: ai gestori viene richiesto perfino di incaricare i camerieri di bacchettare i clienti che urlano
PESCARA. Che fine hanno fatto le osservazioni presentate sul piano di risanamento acustico? È questa la domanda a cui il direttore generale del Comune di Pescara, Pierluigi Carugno, nonché presidente del tavolo tecnico costituito proprio per l’applicazione del piano e che vede dirigenti comunali, tecnici di Arta e Asl, ma anche i rappresentanti delle associazioni a confronto, dovrà rispondere domani. Alle 11 è prevista una nuova riunione della commissione Controllo e garanzia, presieduta da Piero Giampietro e che avrà proprio lo scopo di chiarire alle associazioni tutti i dubbi attorno al piano approvato dal consiglio comunale per risolvere la questione dell’inquinamento acustico di piazza Muzii e zone limitrofe.
Ieri mattina è stata la volta di Andrea Lucchi, legale degli esercenti, che ha evidenziato la mancata risposta da parte dell’amministrazione Masci sulle richieste «presentate nei tempi. A luglio», ricorda l’avvocato, «le quattro associazioni, Confcommercio, Confesercenti, Cna, e Confartigianato hanno presentato le osservazioni al piano entro i 60 giorni previsti dalla legge. Nessuno ci ha dato risposta, e poi dai giornali abbiamo appreso che era già cominciato il percorso di applicazione di quanto contenuto nel documento. Le nostre osservazioni erano semplici accorgimenti per migliorare il testo o per integrarlo. Si trattava di osservazioni dialoganti e invece di fronte ci siamo trovati un modo di procedere che definiremmo poco idoneo, perché crediamo che andasse fornito un riscontro».
Il piano di risanamento acustico prevede la necessità, da parte degli esercenti, in caso di attività di somministrazione all’aperto, di garantire un numero minimo di personale adibito alla verifica del rispetto delle procedure antirumore e alla sensibilizzazione dei fruitori. In altre parole, viene richiesto ai gestori di incaricare i camerieri di bacchettare i clienti in caso di eccessivo vociare. Questo è uno dei punti su cui si sono concentrate le osservazioni delle 4 associazioni che hanno sottolineato come una mansione del genere non sia prevista nel contratto collettivo sul turismo che copre il personale assunto nei locali e dunque è un passaggio che a loro avviso andrebbe rimosso dal piano. Un altro aspetto riguarda i teli fonoassorbenti che secondo il piano dovrebbero essere installati nella zona della movida per attutire i rumori, senza specificare altro. Per gli esercenti diventa necessario chiarire sia che l’investimento dovrebbe spettare al Comune, ma viene anche sottolineata l’urgenza di garantire il decoro, l’estetica e l’uniformità delle eventuali installazioni in tutte le aree interessate. Dubbi sollevati anche sulle centraline fisse con sistemi di memorizzazione dei livelli sonori, su cui nel piano non viene specificato né il numero, né i criteri di installazione. «Se l’amministrazione dovesse procedere in questa direzione», anticipa l’avvocato Lucchi, «valuteremo di fare una istanza di prelievo che andrebbe ad accelerare l’iter del Tar. L’udienza sul merito non è nemmeno iniziata, e non c’è una data, mentre c’era stato un pronunciamento sulla sospensiva», ricorda Lucchi.

