Centri commerciali anche in aree verdi

La nuova norma dà il via libera a negozi e ristoranti non solo nelle fabbriche abbandonate. Ecco il comma che lo dice
L’AQUILA. Per spianare la strada a decine di nuovi negozi, di piccola e media superficie che possono diventare centri commerciali, la Regione decide di sacrificare anche le aree verdi oltre che le vecchie fabbriche distrutte, abbandonate e disseminate nell’intero territorio abruzzese. A stabilirlo è il progetto di legge che giovedì muoverà il suo primo passo nelle commissioni consiliari presiedute dai leghisti Emanuele Marcovecchio ed Emiliano Di Matteo.
IL 70 PER CENTO. È una legge che porta la firma del presidente del consiglio regionale, Lorenzo Sospiri (Forza Italia), anticipata domenica dal Centro, che ha scatenato subito reazioni contrarie da parte delle associazioni di categoria, Confcommercio e Confesercenti e della politica d’opposizione ma – dopo la novità che riveliamo oggi –, si faranno certamente sentire gli ambientalisti. Ma andiamo per ordine.
Nell’articolo 2 della nuova legge che darà il via libera a nuovi negozi, si legge che il cambio di destinazione d’uso, nelle aree industriali del Consorzio Chieti Pescara e in quelle produttive dell’Arap, è permesso non solo per impianti sportivi coperti e scoperti, per le attività di ristorazione e quella commerciali di vicinato e di media superficie di vendita, ma anche, nella misura del 70%, per le superfici disponibili destinate a standard, cioè a verde consortile, con relativa monetizzazione a favore dell’Arpa e del Consorzio industriale. Che cosa significa? Che negozi, ristoranti impianti sportivi, potranno prendere il posto delle fabbriche abbandonate e che gli investitori potranno utilizzare anche le aree verdi versando, come contropartita per la maggiorazione del valore del bene grazie al cambio destinazione d’uso, una somma pari al 20% della rivalutazione. Un pagamento, si legge nell’articolo 3 della legge, che deve essere fatto sotto forma di contributo economico da destinare a interventi di pubblica utilità e manutenzione delle infrastrutture.
GLI EFFETTI. La nuova norma quindi oltre a innescare una rivoluzione della geografia commerciale ed economica della Regione, diventerà anche salvagente per il Consorzio industriale Chieti Pescara, affidato da tempo nelle mani di commissari liquidatori. In parole semplici: la Regione riuscirà a catturare più piccioni con una sola fava. Ma c’è un altro aspetto che si cela tra le righe della nuova norma: riguarda le dimensioni massime dei negozi realizzabili.
LE DIMENSIONI. La proposta di legge fa riferimento, in questo caso, all’articolo 21 della norma regionale sul commercio, approvata nell’estate del 2018, che definisce come “medie strutture di vendita” i negozi che hanno una superficie dai 601 a 1.500 metri quadrati per Comuni con meno di 10.000 abitanti, ma per quelli più popolosi la superficie può raggiungere i 2.500 metri quadrati, dai quali peraltro vanno esclusi i magazzini, gli uffici, i servizi igienici e le zone dove vengono sistemate le casse per pagare la spesa. E se a tutto ciò si aggiunge che la legge in cantiere non sembra imporre un limite al numero di negozi medi per ciascun opificio dismesso, si può immaginare la nascita di veri e propri nuovi centri commerciali. Proprio per questo motivo si sono sollevate immediatamente reazioni alla vigilia della commissione consiliare che vede tra gli invitati l’assessore alle Attività produttive, Mauro Febbo, contrario alla legge, il responsabile dell’Arap ed i sindaci di Teramo, L’Aquila, Sulmona, Casoli, Vasto e San Salvo, ma esclude i primi cittadini di Chieti e Pescara, e non solo loro.
AVANTI C’È POSTO. Per questo motivo il capogruppo regionale del Pd, Silvio Paolucci, ha chiesto di inserire nell’elenco le associazioni di categoria, Confcommercio, Confesercenti, Federalberghi Confcommercio, Assoturismo Confesercenti, Federturismo Confindustria, Cna, Confartigianato e Casartigiani, oltre che il sindaco di Chieti e le associazioni ambientaliste Wwf, Legambiente, Ambiente e/è vita, Italia Nostra e Forum H2O, chiamate in causa dalla parte della legge che cambia la destinazione d’uso anche al verde del consorzio. Per ora nessuno ha fatto il nome del sindaco pescarese, Carlo Masci. Ma la richiesta di sentire anche lui sarà fatta oggi sempre dal Pd.
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