Centri commerciali nelle ex fabbriche

Ecco il testo che rivoluziona le aree industriali in rovina della regione: farà cambiare la destinazione in negozi e ristoranti
L’AQUILA. Sono appena sette articoli di una nuova legge ma avranno l’effetto di rivoluzionare la geografia economica dell’intero Abruzzo. Centri commerciali, ristoranti e impianti sportivi, al posto delle fabbriche cadenti e abbandonate, disseminate in tutto il territorio regionale.
SI PARTE DAL 10. È questo in sintesi il progetto di legge firmato dal presidente del Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri (Forza Italia), che giovedì prossimo, 10 ottobre, compirà il suo primo sostanziale passo, prima di approdare in Consiglio regionale per la sua approvazione. La Commissione regionale Territorio, Ambiente e Infrastrutture, presieduta dal leghista Manuele Marcovecchio, ha infatti convocato un primo ampio gruppo di portatori di interesse per discutere il testo della nuova legge intitolata «Misure straordinarie per il recupero delle aree e degli opifici industriali».
GLI INVITATI. La mail d’invito e già arrivata all’assessore alle Attività produttive, Mauro Febbo, al direttore del Dipartimento Sviluppo economico, Germano De Sanctis, al nuovo presidente dell’Arap, l’azienda regionale delle attività produttive, Giuseppe Savini, al presidente dell’Anci Abruzzo, al commissario del Comune di Avezzano e ai sindaci dei Comuni di Teramo, L’Aquila, Sulmona, Casoli e Vasto.
Ma è solo un primo step di ascolto, anche se finora non sembrano essere stati coinvolti i maggiori interessati alla nuova legge, vale a dire le associazioni di categoria come Confesercenti, Confcommercio, Federalberghi, e non solo loro.
CHE COSA DICE. Torniamo ai sette articoli della nuova norma che si basa su questo principio: «Intende perseguire la finalità del recupero o riutilizzo delle aree o opifici industriali, esistenti all’interno della perimetrazione dei piani regolatori territoriali dell’Arap e del Consorzio per lo sviluppo industriale dell’area Chieti-Pescara, privi di valore economico, che versano in stato di degrado e abbandono e che possono rappresentare un fattore di grave danno sotto i profili ambientale, urbanistico, sociale, economico e occupazionale».
PROVINCE E COMUNI. Questo si legge nella relazione illustrativa che spiega inoltre come «il recupero o il riutilizzo delle aree e degli opifici concorre agli obiettivi di contenimento del consumo di suolo e costituisce attività di pubblica utilità e interesse generale».
Fin qui la premessa. Ma qual è la contropartita che offre la Regione Abruzzo per invogliare gli operatori commerciali a investire in fabbriche distrutte e abbandonate? Lo si legge sempre nella stessa relazione.
IN CAMBIO DI COSA. «L’azione di recupero delle aree in argomento richiama la necessità di prevedere strumenti che consentano di svolgere una funzione attrattiva nei confronti di operatori economici che vogliono investire sul territorio abruzzese. A tal riguardo si prevede la possibilità, nel rispetto delle previsioni urbanistiche, di procedere al cambio di destinazione d’uso volto a consentire di poter svolgere attività commerciali e di servizi alla persona».
Eccolo dunque il passaggio chiave della nuova legge che inciderà molto sull’economia regionale.
L’ARTICOLO CHIAVE. Il do ut des si ritrova ben specificato nell’articolo 2 che, dopo aver dato un ruolo anche alle quattro Province e ai Comuni, «ai fini della necessaria modifica degli strumenti urbanistici e di pianificazione territoriale», spiega nel dettaglio che saranno consentite: «Destinazioni per impianti sportivi coperti e scoperti, attività di ristorazione e attività commerciali di vicinato oppure di media superficie di vendita», cioè negozi che vanno dai 500 fino ai 1.500 metri quadrati, ovvero la via di mezzo tra i piccoli esercizi commerciali e le grandi strutture di vendita.
QUALI EFFETTI. Considerando il numero molto elevato di aree industriali in totale stato di abbandono dove le fabbriche sono diventate reperti osceni di vecchie architetture, tanto da ricordare un’Antologia di Spoon River industriale, soprattutto nel perimetro Consortile tra Chieti e Pescara, senza dimenticare la zona vastese, la Marsica, il Teramano e la Valle Peligna, l’impatto sul tessuto economico avrà effetti senza precedenti soprattutto a livello di concorrenza tra piccoli negozianti e attività commerciali di media grandezza. Chissà che cosa ne pensano le associazioni di categorie. La notizia che il Centro pubblica oggi innescherà sicuramente molte reazioni.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

