Centro di ricerche all’ex Cofa Scoppia la polemica sul progetto

Il centrosinistra contesta la mancanza di aree verdi e la carenza di spazi fruibili da cittadini e turisti Replica Salvati (Lega): «Lì si ritroveranno studenti, ricercatori e visitatori. Quella zona si trasformerà»
PESCARA. Pochi giorni fa il sindaco Carlo Masci annunciava l’arrivo del via libera al contributo da 18 milioni per la creazione di un centro di ricerche per attività marine nell’ex Cofa, sul lungomare sud: un’area di 32mila metri quadri per un centro universitario con ampie zone verdi, paesaggio dunale, area di scambio e condivisione, auditorium. Un progetto presentato da Università, Regione, Comune, Camera di Commercio e Confindustria e per il quale l’Agenzia di Coesione Nazionale ha appena firmato l'atto di concessione dei fondi, diceva Masci. Per il sindaco è «un altro obiettivo strategico raggiunto», ma per il centrosinistra non è affatto così, anzi. Pensando agli annunci di un anno fa di Masci su questo progetto, i consiglieri comunali di minoranza fanno notare che «del parco annunciato inizialmente sono rimasti solo degli alberi a copertura dei posti auto, oltre a una piccola area verde di confine, e il centro di ricerca aperto al pubblico che doveva diventare il cuore pulsante di un’area attrattiva, è costituito da tre edifici (1.400 metri quadri), con aule e uffici universitari. Gli spazi per il pubblico sono molto limitati e sono un “demonstration center” di 450 metri quadrati coperti e auditorium per 300 persone», fa notare il capogruppo Pd Piero Giampietro. «È un’ottima opportunità per Pescara», dice ancora, «ma l’area decisa da Regione e Comune è la più sbagliata perché è l’ultima porzione libera del lungomare. È un grave errore chiuderla alla città», conclude. «A due passi dal mare, vicino al ponte del mare, in una zona molto attrattiva e di richiamo, viene dato all’Università un polo chiuso, che non ha alcuna fruibilità da parte dei pescaresi», aggiunge il consigliere Francesco Pagnanelli ricordando che il “no” del Pd a un insediamento universitario lì risale «a 3 anni fa». «La nostra idea», dice Marinella Sclocco, «era di prevedere delle attrattive turistiche a tema marino, per ridare vitalità alla zona e agli alberghi» e non si può dimenticare, per Marco Presutti, che «questa è la porzione di città destinata alla portualità per cui ha un’unica vocazione e realizzare questo progetto condanna l’area, irripetibile nel valore». «Così si blocca la prospettiva di crescita della città, viene meno la vocazione naturale di quella zona», aggiunge Stefania Catalano, «e si consegna quella zona ad altri». Dai banchi della maggioranza Andrea Salvati (Lega) risponde che lì «si ritroveranno studenti, ricercatori e studiosi, ma anche congressisti, visitatori e turisti. Il tempo ci dirà chi aveva ragione, anche perché quel distretto del lungomare sud vivrà una trasformazione anche con il rifacimento della riviera e della golena, con la nuova asta del pesce, con le piste ciclabili, la valorizzazione del borgo marino sud e della viabilità. È dunque una visione ristretta e parziale quella del Pd. Replica il rettore Sergio Caputi che resta «prudente» sul progetto perché «a tutt’oggi l’opera non è finanziata» e tutto ciò che ha in mano l’Università, come capofila, «è una lettera di intenti, e poi c’è in piedi un ricorso. Se arriverà il finanziamento, saranno escluse tutte le barriere che dividono l’area dal porto turistico: saranno quelli gli spazi aperti». Sarà un’area fruibile «da tutta la città e ci sarà un auditorium. L’area», ribadisce, «non sarà chiusa» ma «non si farà un parco per quell’edificio che spero venga finanziato».

