Cerno presenta alla Diga di Trieste “A noi!”, libro su cosa resta del fascismo

25 Luglio 2016

TRIESTE. Oggi alle 20, alla Diga di Trieste (collegamento via mare dal Molo Audace), il giornalista Tommaso Cerno presenta il suo ultimo libro “A noi! - Cosa ci resta del fascismo nell'epoca di...

TRIESTE. Oggi alle 20, alla Diga di Trieste (collegamento via mare dal Molo Audace), il giornalista Tommaso Cerno presenta il suo ultimo libro “A noi! - Cosa ci resta del fascismo nell'epoca di Berlusconi, Grillo e Renzi”, uscito l’inverno scorso per Rizzoli.

Alla domanda del sottotitolo il direttore del Messaggero Veneto, futuro direttore dell’Espresso, risponde dopo un’attenta e approfondita analisi della situazione politica italiana degli ultimi anni. Nel libro Cerno si chiede «perchè si continua a usare un termine legato a un periodo storico ormai morto e sepolto? Vuol forse dire che qualcosa, di quel periodo, è rimasto nel modo di essere di noi?».

Scrive il giornalista: «Un fascistello dormicchia in noi. Subdolo e silente. Ma pronto a saltare fuori quando c’è da prendere posizione, partecipare a una svolta politica o di costume. Perché a quel punto ecco l’irresistibile richiamo dell’uomo forte, dell’urlo della piazza, della rottamaziome di massa. E non basta. C’è qualcosa di piú profondo nel Dna dell’Italietta e che, per esempio, l’ha fatta essere dall’oggi al domani tutta fascista e poi tutta antifascista: il conformismo. L’essere italiani, insomma, prevale su qualunque scelta di campo e la precede, la giustifica, la rende possibile. In un turbinìo di luoghi comuni che ben fotografano l’italico carattere: o Francia o Spagna purché se magna, saltare sul carro del vincitore, predicare bene e razzolare male, si fa ma non si dice...».

Secondo Cerno c’è un filo che lega l’uomo «delle decisioni irrevocabili» e che voleva fare della Camera un bivacco per i suoi manipoli, il Bettino Craxi che entra a gamba tesa nel teatrino della politica italiana consociativa e compromissoria, il Silvio Berlusconi che s’immagina amministratore delegato dell’Azienda Italia e non convocherà mai un congresso di partito, e il Matteo Renzi che scala il Pd e mette in discussione i poteri costituti di parlamentari e sindacalisti.

Ma l’analisi del giornalista friulano non si ferma alle biografie: interpreta gli stili di comunicazione, sfata l’idea che certi comportamenti siano tipici del nostro tempo; individua pregiudizi e forme di discriminazione che portano dal Ventennio all'affare Boffo. Basato su un'accurata ricerca storica, ma raccontato con ritmo battente, “A noi!” è un'acuta lettura della nostra storia e del nostro presente.