Cervi e caprioli: per ora niente caccia in Abruzzo

27 Giugno 2023

Nella bozza del documento per la stagione 2023/2024 le due specie non ci sono Ma il Wwf non grida vittoria e dice no alla Regione che vuole aprire a settembre

L’AQUILA. La Regione lo aveva annunciato all’inizio dell’anno scatenando la reazione del mondo animalista. Ma per ora niente caccia a cervi e caprioli nella prossima stagione venatoria che in Abruzzo partirà a settembre. Il Wwf tira un sospiro di sollievo. Aspetta però a gridare vittoria anche se nella bozza del nuovo calendario venatorio non c’è traccia delle due specie. Ed è peraltro improbabile che la Regione le inserisca in corsa, prima dell’approvazione definitiva in giunta del documento, perché sarebbe considerata dagli animalisti una vera e propria dichiarazione di guerra.
La bozza del calendario 2023/2024, che disciplina l’attività di caccia sul nostro territorio, è stata già presentata nella consulta venatoria, l’organismo che raccoglie i portatori di interesse, dalle doppiette agli ambientalisti. «Il documento», scrivono questi ultimi, «negli anni è migliorato sotto alcuni punti di vista e rispetto all’intervento su alcune specie, grazie soprattutto ai molteplici ricorsi del Wwf e di altre associazioni, tutti vinti. Ma continua a presentare criticità, alcune delle quali si ripropongono ciclicamente».
Con questa premessa, il Wwf Abruzzo ha presentato le proprie osservazioni evidenziando alcune importanti necessità di revisione. In sintesi le richieste principali del Wwf Abruzzo sono le seguenti.
1) Apertura generale della stagione venatoria il 1° ottobre senza deroghe e giornate di pre-apertura; chiusura della caccia a tutte le specie di uccelli al 31 dicembre. Nella bozza di calendario invece si ripropongono le pre-aperture che qualche anno fa erano state eliminate dalla stessa Regione Abruzzo. Sercondo l’attuale programmazione si potranno cacciare in alcune giornate di preapertura gazza, cornacchia e ghiandaia (14 e 16 settembre) ed è prevista l’apertura generale a settembre, 23 e 24 settembre per quaglia e fagiano e dal 17 settembre per cornacchia, gazza, merlo e ghiandaia. Mentre per la beccaccia e il colombaccio la Regione vuole estendere la caccia a gennaio o addirittura a febbraio.
2) Sospensione della caccia alla coturnice e all’allodola, entrambe specie a rischio.
3) Maggiore attenzione per le aree di presenza dell’orso bruno marsicano e per l’area contigua del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise.
4) Richiesta di richiamare il divieto di caccia nelle aree percorse da incendi e quello di abbandono di cartucce. L’Associazione ricorda, inoltre, che il calendario venatorio andrebbe approvato, in base alla normativa vigente, entro il 15 giugno e invece ad oggi è appena partito l’iter di discussione.
«Sono 8 le sconfitte giudiziarie che la Giunta Marsilio/Imprudente ha collezionato dal 2019 a oggi (tra sentenze, ordinanze e decreti cautelari da parte del Tar Abruzzo)», ricorda Claudio Allegrino, coordinatore delle guardie del Wwf Abruzzo, «ma anche negli anni precedenti la Regione aveva incassato sconfitte ai numerosi ricorsi presentati da noi e da altre associazioni ambientaliste, a dimostrazione che quanto viene osservato è basato su evidenze concrete e giuridicamente sensate».
«Come ogni anno», continua Filomena Ricci, delegata regionale del Wwf, «ci auguriamo che la Regione accolga le nostre indicazioni presentate per rendere l’attività venatoria meno impattante sulla fauna selvatica. Riteniamo sia necessaria una diversa impostazione di confronto da parte della Regione che non può delegare questioni importanti e delicate come la gestione della fauna alle sentenze del Tar, strada che», sottolinea Ricci, «ogni volta ci vediamo costretti a percorrere. Dopo tutte le sconfitte accumulate», conclude, «sarebbe ora che il governo regionale smettesse di riproporre azioni dannose per l’ambiente e sprecare i soldi dei contribuenti, e decidesse di tutelare la fauna, bene comune dei nostri territori, e non solo le pretese dei cacciatori». (l.c.)