Cesare Manzo “sfrattato” dalla galleria di via Umbria

Appello al Comune, alla Provincia e alla Regione per ottenere un altro locale «Forse hanno paura di aiutarmi, ma io sono pronto a rimettermi subito al lavoro»
PESCARA. Porta sbarrata, locali vuoti, luci spente. E, sulla vetrina, il cartello “Affittasi”. Della galleria Cesare Manzo, in via Umbria, resta solo il ricordo. L’attività è chiusa, interrotta fino a data da stabilire, e il gallerista è in cerca di nuovi spazi per ricominciare tutto da capo. Gli piacerebbe contare sulla collaborazione del Comune, della Provincia e della Regione, ma fino ad ora non ha trovato nessuno pronto ad accoglierlo e ad ascoltarlo, nonostante la sua storia, i suoi successi, gli eventi realizzati a Pescara nel corso di una carriera lunga una vita. E, per il momento, lo sconforto sembra prevalere sulla voglia di ricominciare daccapo, che comunque c’è.
Perché ha chiuso?
La proprietà ha rivoluto il locale, c’era una scadenza e sono stato “sfrattato”, per cui sono stato costretto ad andare via e fino ad ora non ho trovato altro. Sono stato in Comune, mi sono rivolto alle persone che ho sempre aiutato, in passato, ma mi hanno risposto picche, almeno fino ad ora. Eppure faccio il gallerista da 50 anni, oggi ne ho 68, e stavo in via Umbria da vent’anni. Mi sono occupato delle mostre degli artisti più noti al mondo, ho organizzato 22 edizioni di “Fuori Uso”. Ho lavorato con inglesi, americani, tedeschi e francesi. Penso, ad esempio, a Pistoletto, Cucchi, Montesano.
Che cosa c’era, in mostra, in questo periodo?
C’erano le opere dei giovani, ma ho tolto tutto.
E loro, i giovani, come l’hanno presa?
Sono disperati, perché ho sempre dato loro l’opportunità di lavorare, di far vedere le loro opere a critici e galleristi. Mi chiedo come faranno senza di me. Anche se non me li sono sempre “arruffianati”. Anzi, certe volte dicevo che quello che facevano era uno schifo. Ma oltre alla mia critica c’era sempre un consiglio e comunque ero sempre lì, in galleria, a disposizione.
Cosa intende fare, ora?
Se mi danno uno spazio io faccio. Devo trovare un locale, che sia del Comune, della Provincia o di un privato, e ricominciare subito. Non voglio una struttura gratis, io pago. Voglio versare l’affitto, certo.
Ma in questo periodo c’è lavoro? Com’è la situazione con la crisi?
Stavo lavorando molto, e volevo rifare “Fuori uso”, ma senza un ufficio come faccio? Se mi danno un telefono io mi metto al lavoro… Magari si può pensare all’Aurum, per organizzare questa mostra. I pescaresi amano l’arte, non è vero che non sono interessati. Ricordiamoci che “Fuori uso” ha fatto il pienone e secondo me stanno aspettando il ritorno di un’esposizione del genere. Se dico che lo faccio, lo posso fare. Se si organizza qualcosa in questo momento di difficoltà, esce un capolavoro, perché la crisi genera delle reazioni forti.
Come sta?
Sono triste, rammaricato, mi metterei a piangere, e sono amareggiato. Perché il Comune non mi sembra disponibile a venirmi incontro e non so cosa ci sia dietro, forse hanno paura. Io non chiedo soldi, quando mai ho preso soldi da loro? Quando mai è accaduto? Io ho sempre avuto degli sponsor, per coprire le spese.
Ha forse qualche oppositore, qualche avversario, o magari qualche concorrente?
Se si levano dalle scatole me, a Pescara c’è la morte. Forse i politici hanno paura che qualcuno li critichi, se mi danno uno spazio, ma non si rendono conto che mantenermi fermo è come avere un cardiochirurgo e non farlo operare. Oltre me non ci sono altri esperti, il Comune non ne ha, ma pare quasi che abbiano paura a rivolgersi al sottoscritto. L’unico che può aiutarmi è Luciano D’Alfonso, ma non riesco a parlarci, è impossibile. Lui, comunque, ha detto che mi avrebbe aiutato.
Non ha mai pensato di andarsene?
Certo, ma la mia storia è qui. E anche i miei figli.
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