«Che regione, la vostra Bellissima da vivere»

21 Agosto 2017

Il cantautore e scrittore si racconta prima dell’applaudito concerto di Atri «Parlo ai miei figli e a tutti i ragazzi provando a dare loro fiducia nel futuro»

ATRI. Una regione che ama per il suo presente e il suo passato, un luogo dove si sente apprezzato e seguito. Posti incantevoli ai quali associa ricordi importanti e significativi come i due anni da insegnante all’Università degli Studi di Teramo e la sua amicizia con l’indimenticato Rettore Luciano Russi. Tutto questo è l’Abruzzo per Roberto Vecchioni, una regione molto amata e spesso visitata, non solo per lavoro, dal cantautore milanese. Un amore ricambiato dai tanti fan che lo seguono e che giovedì sera hanno riempito Piazza Duchi d’Acquaviva di Atri per la tappa del suo tour “La Vita che si ama”, un concerto gratuito offerto dall'Amministrazione Comunale e dalla Fondazione Tercas.
Prima di salire sul palco l’artista si è raccontato a IlCentro, parlando dell’Abruzzo, ma soprattutto della felicità, un sentimento al quale ha voluto dedicare il suo ultimo libro multimediale.
La vita che si ama è il titolo del suo ultimo lavoro, che ha definito urgente e intimo. Come nasce questo libro?
«E’ il mio lavoro più autobiografico nel quale l’idea della vita e della felicità trova forma di racconto. I momenti più belli li abbiamo dentro e sentiamo il bisogno di portarli fuori, magari per i nostri figli e per quanti vogliono ascoltare. Perché la felicità non è nell’imperturbabilità, quella si chiama tranquillità, la felicità è dinamica ed è anche nell’attraversamento delle tempeste e del vento, nel superare le sfide, nel lottare».
Un libro corredato da un cd con dieci brani dedicati ai figli e alle persone per lei importanti come sua madre. Il bisogno di parlare ai giovani - da docente e da artista - l’accompagna sempre, da cosa deriva questa necessità?
«Comunicare con i giovani è estremamente importante, parlo ai miei figli e dei miei figli, parlo però anche ai ragazzi provando a dare loro fiducia nel vivere e nel futuro. I giovani sono diffidenti e fanno bene, i vecchi sono diventati assolutamente insostenibili. Gli adulti tendono più al rimprovero che al consiglio ed è un errore molto grave».
Ad Atri è venuto due volte nel giro di pochi mesi, a giugno per presentare il libro nell'ambito dell'Atri Cup e adesso per il concerto. Come si trova in questa città?
«Benissimo, è una località molto bella. Culturalmente attiva. Si mangia bene, con una grande varietà di piatti proposti. Persone gentili, simpatiche e accoglienti. Poi il pubblico è straordinario. Ho scoperto di avere molte persone che mi seguono in Abruzzo e ne sono felice. E’ una regione che ho studiato molto nei libri che ho conosciuto visitando più volte le sue bellissime città, Pescara, Chieti, Teramo, Avezzano, L’Aquila. Una regione purtroppo sfortunata per i terremoti e ultimamente anche per il maltempo, la valanga che ha distrutto l'Hotel Rigopiano, ma riesce a mantenere tradizioni salde e forti, con paesaggi magnifici, dalle montagne al mare. Merita maggiore attenzione da parte della politica nazionale, ma è bellissima da vivere per lavoro e non».
L’Abruzzo è una regione che ha conosciuto bene anche da insegnante, che ricordi ha di quegli anni da docente nell’Università degli Studi di Teramo?
«Sono stati due anni molto belli, il fatto che si insegnasse la storia della musica e i testi poetici in una facoltà umanistica (Scienze della Comunicazione) è davvero importante. Ho ricordi bellissimi con gli studenti, con il Rettore Luciano Russi che purtroppo è scomparso. Persona estremamente colta e intelligente. A Teramo ha istituito la cerimonia della consegna delle pergamene che ha pochi eguali in Italia. Un grande innovatore».
La vita che si ama tour è un concerto molto intimo, come ha costruito la scaletta che propone?
«Raccontandomi e ripercorrendo anche un po’ la mia vita. Le canzoni per i miei figli, un brano per mia madre – che c’è sempre stata – passando per Chiamami ancora Amore e Sogna ragazzo Sogna per chiudere con Luci a San Siro e Samarcanda. E così è stato».
Un concerto fatto di canzoni e parole, di musiche ed emozioni con applausi lunghi, intensi e veri che in più momenti hanno riempito di calore la piazza principale di Atri. Tra citazioni letterarie come le poesie d'amore di Saffo e di Alda Merini, alle riflessioni scaturite dalla lettura di Fernando Pessoa e Giacomo Leopardi, Vecchioni ha ricordato l’importanza dell’amore e di esternare i propri sentimenti senza vergognarsene.
Il saper apprezzare la bellezza del vivere anche nel dolore è stato il filo conduttore della serata. Un concerto dedicato alle donne, al loro modo di amare e di essere, ma anche pieno di ironia e simpatiche battute sulla sessualità e sul modo di pensare contrapponendo il pragmatismo maschile alla creatività femminile.
In due ore di concerto Roberto Vecchioni si è raccontato parlando dei propri figli, della malattia di uno di loro e della ricerca del massimo della felicità possibile nonostante i limiti che il destino a volte riserva, delle sue nipotine che hanno due mamme e dell'amore che le circonda e poi ha parlato ai giovani, come sempre. Alla necessità e all'urgenza di lottare per i propri sogni, di superare le paure e gli ostacoli.
Un concerto che ha fatto divertire, riflettere, commuovere, sognare e apprezzare ancora di più un artista amato da diverse generazioni con oltre 40 anni di carriera alle spalle e ancora tanta energia fatta di musica e parole.
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