Chef sparito, fine dell’incubo: la liberazione dopo il riscatto

Braccati dalla polizia, dopo cinque giorni i banditi hanno lasciato libero il sulmonese
SULMONA. Un incubo che è durato più di cinque giorni. Il terrore è niziato alle 16.30 di venerdì, è finito alle 21.30 di mercoledì, ora ecuadoriana. A Sulmona erano le 4.30 della notte quando è arrivato il messaggio tanto sperato dai parenti e dagli amici di una vita: «Panfilo “Benny” Colonico è stato liberato, sta bene».
Braccati dalla polizia e dopo aver ricevuto una parte dei 300mila euro di riscatto richiesti, infatti, i banditi hanno liberato lo chef e imprenditore abruzzese a poca distanza dal suo ristorante a Guayaquil, quello stesso locale in cui 125 ore prima avevano fatto irruzione armati fino ai denti per prenderlo in ostaggio. È così che è finito l’incubo del 50enne e dei suoi cari, in Ecuador e in Abruzzo. Un incubo che era anche delle autorità del Paese sudamericano, pressate dalla diplomazia italiana – che seguiva la vicenda con il console Andrea Rapido Ragozzino – e da quella canadese (Colonico è infatti nato a Toronto). Ne è riprova il fatto che la notizia della sua liberazione è stata diramata ufficialmente dal ministro dell’Interno di Quito in persona. Ma finita la paura, restano ancora aspetti della vicenda da chiarire.
LA LIBERAZIONE
Partiamo dalla fine. Colonico è stato lasciato in strada dai rapitori vicino al suo ristorante “Il Sabore mio”. Da lì il 50enne, ancora visibilmente provato dalla terribile esperienza vissuta e dai timori per la sua vita, ha raggiunto da solo il locale. Il personale, sorpreso dalla visione inattesa dello chef, lo ha assistito e festeggiato, per poi chiamare la polizia e diffondere sui social il primo annuncio della sua liberazione: «Abbiamo Benny a casa».
La notizia ha percorso in poche ore i 10.450 chilometri che separano la città di Guayaquil da Sulmona, che si è risvegliata con la lieta notizia. Mentre Colonico veniva interrogato in caserma. Poi è arrivato l’annuncio ufficiale: «La polizia ha ottenuto il rilascio dell’imprenditore italiano. Durante l’operazione di polizia uno dei sospetti è stato ucciso», ha scritto il ministro dell’Interno ecuadoriano Juan Zapata da Silva. Le due versioni sulla liberazione – quella di Colonico e quella del ministro – sembravano inizialmente in contraddizione fra loro, tingendo ancora una volta di giallo la vicenda del rapimento dell’imprenditore. È stata infine la stessa polizia a chiarire i dettagli dell’operazione alla stampa locale e a fugare i dubbi.
LA RICOSTRUZIONE
Colonico è stato rapito venerdì da due persone entrate nel suo ristorante brandendo una pistola e una mitraglietta. Come mostrano le immagini immortalate dalle telecamere di sicurezza, i banditi hanno fatto irruzione dopo aver ricevuto un segnale da altri due individui rimasti all’esterno del locale e vestiti da poliziotti. Dettaglio non di poco conto, soprattutto se sommato al fatto che le guardie del corpo che l’imprenditore sulmonese aveva ingaggiato e che lo seguivano costantemente non sono intervenute per difenderlo. Qualcosa non quadrava, anche perché i rapitori sono andati a colpo sicuro nel rubare telefono e computer del commercialista di Colonico. Gli inquirenti, quindi, sospettavano fin da subito della presenza di un basista tra i dipendenti dello chef e imprenditore sulmonese.
LA CACCIA DELLA POLIZIA
In campo le autorità ecuadoriane hanno schierato immediatamente l’Unase, ossia l’unità della polizia specializzata nell’individuazione e nella liberazione degli ostaggi, in un Paese che è drammaticamente colpito dai sequestri di persona. Alla stessa polizia i malviventi hanno mandato un video per mostrare le buone condizioni di Colonico, chiedendo un riscatto di 300mila euro. Gli inquirenti sembravano brancolare nel buio. Almeno fino all’arresto di una delle guardie del corpo dello chef sulmonese, ufficialmente per un furto proprio all’interno del ristorante Il Sabore mio. È stata la svolta nelle indagini.
La polizia ha infatti scoperto un primo covo dei banditi, nel quartiere La Florida di Guayaquil, a nord della zona di La Garzota dove Colonico è stato rapito. Nel blitz, un rapitore è stato arrestato, un altro ucciso. Ma l’imprenditore non c’era già più, trasferito nella città di Chongón. Braccati, e dopo aver ricevuto 200 dei 300mila euro richiesti, i banditi hanno allora deciso di lasciarlo libero.
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