Chi sa parli, appello degli investigatori alle vittime dei bulli
Dopo aver bloccato la banda di giovani del knock out game polizia e carabinieri invitano a denunciare altri episodi
PESCARA. Dopo aver scoperto i bulli che hanno seminato il panico in città, tra aggressioni in riviera e rapine ai ragazzini, polizia e carabinieri lanciano un appello. Chiedono se ci sono altri casi di violenza rimasti nell’ombra, non ancora denunciati, e dicono a chi sa di farsi avanti, di denunciare eventuali malefatte.
Nei mesi scorsi una serie di elementi determinanti alle indagini sono arrivati da chi ha subito aggressioni improvvise e immotivate sulla riviera e da chi è stato rapinato dai bulli. Grazie alle descrizioni fornite da vittime e testimoni, carabinieri e polizia hanno ricostruito l’identikit dei componenti della banda e due giorni fa sono scattati gli arresti. Un 17enne, A.L., ha ricevuto il provvedimento del gip presso il Tribunale per i minorenni, Antonio Giordano, direttamente nell’istituto penale minorile dove è rinchiuso dal 5 agosto, quando avrebbe rapinato una donna di 37 anni nel parcheggio della golena sud. Domani il bullo sarà interrogato alla presenza del suo avvocato, Melania Navelli.
Il suo complice nelle rapine, S.D.A., che ha appena 14 anni, è stato invece condotto in comunità. Con loro è stato segnalato anche un 13enne (non imputabile per via dell’età) e quattro maggiorenni, di 18 e 19 anni sono stati denunciati con A.L. per i pestaggi avvenuti il 28 giugno sulla riviera nord. Quella sera è stata contrassegnata dalla follia del knock out game: la banda ha aggredito prima due amici e poi un gruppetto di tre persone, riservando alle vittime pugni e calci in maniera gratuita, con un casco per sferrare colpi sul viso. «Nella mente», ha raccontato alla squadra mobile una testimone, «ho impresa la scena in cui il mio fidanzato è caduto a terra e due gli si sono messi addosso tirando pugni, mentre altri due lo colpivano da dietro, uno con il casco e l’altro con i calci. Ho provato ad intervenire cercando di tirare via uno degli aggressori ma mi ha dato una botta e mi ha fatto cadere a terra». Impossibile salvarsi perché «ci avevano quasi accerchiato e non abbiamo avuto neppure il tempo di capire cosa stesse accadendo», prima delle botte.
Tra le vittime c’è qualcuno che non è riuscito a memorizzare molti particolari, per lo choc. Uno dei giovani rapinati dai teppisti ha riferito di essere stato avvicinato da uno sconosciuto. «Mi ha chiesto con fare minaccioso e violento di dargli il telefono. Intanto un ragazzo mi puntava qualcosa alla coscia, ho pensato che fosse un coltello ma non l’ho visto. Per paura mi sono immobilizzato e ho consegnato il cellulare e sempre per paura non ricordo nulla, di quella marmaglia di giovani», se non un nome. Qualcuno, dicono gli investigatori, ha denunciato tutto dopo il primo arresto di A.L..
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