«Chiamiamo ma nessuno ci dà retta»

18 Gennaio 2018

Gli ultimi messaggi delle vittime di Rigopiano nel libro in edicola con il Centro

PESCARA. «Stanno ricaricando le valigie e aspettano che ci vengono a liberare. Ma non lo sanno che tanto non ci vengono. Stiamo chiamando, ma nessuno ci dà retta». Sono circa le 14 del 18 gennaio 2017 e a scrivere questo messaggio Whatsapp è Marinella Colangeli, la responsabile della Spa dell’hotel Rigopiano alla sorella Antonella che, da Penne, ne raccoglie paura e rassegnazione.
Di messaggi come questo, in quelle ore, quel giorno, ne partirono tanti dall’hotel Rigopiano dai telefonini dei 40 prigionieri. C’era stato il terremoto e loro volevano andare via disperatamente, ma la strada era bloccata da un muro di neve. Un’attesa vana e disperata che i messaggi di quelle ore, letti tutti insieme, diventano un pugno nello stomaco, un grido corale potente e per questo ancor più colpevolmente inascoltato.
Nel libro in edicola da oggi con il Centro, “Rigopiano - Vite spezzate, le storie e le voci delle 29 vittime della valanga” c’è anche questo, la testimonianza diretta di chi, dopo la valanga non ha più potuto raccontare.
Complessivamente 152 pagine che, divise per capitoli quanti sono gli ospiti (quasi tutte coppie) e i dipendenti della struttura, raccontano la vita di ognuno di loro. Progetti, affetti, storie che poi sono lo specchio della vita di ognuno di noi. Tra i ragazzi c’era chi aveva da poco fatto la proposta di matrimonio alla fidanzata, chi aveva comprato solo pochi giorni prima il vestito da sposa per il matrimonio che si sarebbe celebrato a maggio, chi stava ristrutturando casa, o sognava di aprire un locale tutto suo. Tra gli ospiti anche coppie mature, genitori che dopo mesi di impegno e lavoro si erano concessi una pausa, anche solo di due giorni. Storie normali, di persone che si trovano lì ognuna per una coincidenza diversa, compresi i dipendenti dell’albergo che il giorno prima cambiano i turni, prevedendo la difficoltà dei colleghi ad arrivare il giorno dopo. Un libro realizzato con le loro famiglie, vittime indirette di questa grande sciagura italiana e che da un anno non si stancano di chiedere verità e giustizia.
©RIPRODUZIONE RISERVATA«Stiamo chiamando.