Chiedeva soldi al cliente Condannata la banca

18 Febbraio 2016

Commerciante pescarese si era visto notificare pagamenti per 37mila euro La sentenza del tribunale civile costringe l’istituto a risarcire il correntista

PESCARA. La banca gli aveva comunicato la cessazione del conto corrente bancario con una richiesta di pagamento per oltre 37mila euro, a titolo di saldo passivo per costi, spese, commissioni e interessi, ma la prima sezione civile del tribunale di Pescara ha condannato l'istituto di credito a risarcire il correntista, un commerciante pescarese attivo nel settore della pelletteria e valigeria, per un importo totale di poco superiore ai 23mila euro.

La sentenza, firmata lo scorso 23 dicembre dal giudice Sergio Casarella, pubblicata il 28 gennaio, dà dunque ragione al commerciante, assistito dall'avvocato Mirco D'Alicandro, in una causa civile intentata dall'esercente che riteneva di essere stato vessato dal comportamento e dalle richieste della banca, l'Unicredit di via del Circuito, difesa dai legali Giovanni Mangia e Attilio Cavallo. Il rapporto bancario era nato nel giugno del Duemila, con un contratto di conto corrente con la Rolo Banca 1473, filiale di via del Circuito, poi divenuta in seguito Unicredit. Nel corso del rapporto, si sono verificate illegittime imputazioni di costi, spese, commissioni e interessi passivi, ma nonostante le contestazioni del cliente la banca non aveva operato alcuna rideterminazione, al contrario, aveva comunicato il recesso dal rapporto il 13 ottobre del 2006 indicando in 33mila 153,70 euro il saldo passivo di cui chiedeva il pagamento. Il commerciante si è rivolto al tribunale per chiedere di accertare e dichiarare che la banca aveva applicato interessi passivi, commissioni di massimo scoperto, oneri e costi non contrattuali e di rideterminare il saldo del conto con condanna al pagamento dell'eventuale saldo attivo, oltre al risarcimento del danno.

Secondo Unicredit, il correntista non aveva mosso alcun rilievo o censura riguardo alla legittimità o all'efficacia delle clausole del rapporto contrattuale e le clausole invocate erano differenti da quelle oggetto del contratto. La banca riteneva inoltre che la clausola relativa alla variazione delle condizioni economiche fosse legittima. Per questa ragione ha chiesto la condanna del commerciante al pagamento di 37mila 423,19 euro. Nel motivo della decisione, scritto da Casarella, si legge come la banca avesse apportato unilateralmente delle variazioni in data 19 luglio 2000 al contratto originario stipulato il 7 giugno dello stesso anno. Dunque il il consulente tecnico nominato dal tribunale, ha ricalcolato e rideterminato il contratto dal 19 luglio 2000 fino alla cessazione basandosi sul contratto originario e valutando in 1.471,65 euro il saldo attivo in favore del correntista.

In sostanza, il giudizio ha invertito le posizioni di debito/credito e condannato Unicredit al pagamento di 1.471,65 euro, al rimborso delle spese del giudizio di 6mila 500 euro più 340 euro per esborsi e al pagamento della somma di 15mila euro per responsabilità aggravata in base all'articolo 96 del codice di procedura civile. Nella sentenza, si legge anche come a carico del commerciante fossero state inoltrate indebite segnalazioni alla centrale rischi interbancaria a causa del saldo passivo che si è poi rivelato inesistente, situazione che compromette l'affidabilità commerciale e il buon nome di un operatore con i suoi creditori.

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