Chiese e palazzi: ecco i tesori del borgo nascosti ai turisti

I costi alti e le scelte dei privati riducono l’offerta culturale La metà delle attrazioni resta chiusa. Florindi: «Un peccato»
CITTÀ SANT’ANGELO. Se la chiesa di San Michele Arcangelo, con i suoi affreschi del 1200 e gli almeno 45 minuti necessari per visitarla, rappresenta il fiore all’occhiello del patrimonio culturale di Città Sant’Angelo, sono tante, per non dire troppe, tutte quelle strutture storiche inaccessibili al pubblico.
Un vero peccato se si considera l’altissimo numero di turisti che ogni giorno visita il borgo angolano, spinto dall’eco mediatico di Forbes.
«Se i privati non riescono a cogliere l’importanza del momento, rischiamo di vanificare nel giro di 2-3 anni tutto il lavoro fatto», afferma il sindaco Gabriele Florindi.
Il tour del patrimonio nascosto si apre con tre edifici purtroppo interdetti al pubblico. Parliamo di palazzo Coppa Zuccari, palazzo De Stephanis e palazzo Ghiotti, tutti racchiusi in un fazzoletto. «Più di una volta ho provato a contattare i proprietari per sollecitare un’apertura, anche parziale, senza tuttavia riuscire nell’impresa. Qualcuno promette l’impegno, ma nulla più». I motivi sono presto individuabili nei costi di manutenzione e gestione: la maggior parte di queste strutture avrebbe bisogno di interventi di ristrutturazione, oltre che personale per mantenerle aperte.
Spostandosi più in basso, la stessa sorte tocca all’edificio del barone Basile, chiuso ormai da anni. Qui addirittura c’era stata un’ordinanza di demolizione, poi accantonata: «Era solo un modo per sollecitare la messa in sicurezza, in quanto poco più in basso c’è la scuola elementare e l’edifico non era stabile» spiega il sindaco. Che di proposte per recuperare le bellezze artistiche del borgo ne ha fatte, come ad esempio la defiscalizzazione per chi mette i propri beni a disposizione della collettività: «È un peccato che i turisti possano ammirare solo la metà delle nostro patrimonio. Per questo avevo proposto un taglio delle tasse per i proprietari collaborativi. Inascoltato».
Poco più in alto spicca il campanile della chiesa di San Bernardo, chiusa dal terremoto dell’Aquila del 2009 e ulteriormente danneggiata da quelli avvenuti tra il 2016 e il 2017. Qui è venuta giù una parte del tetto e le risorse per procedere ad una ristrutturazione latitano. Così, tra privati inermi e costi di manutenzione, uno dei pochi luoghi aperti al pubblico resta il polo culturale, all’interno del quale troviamo il convento delle Clarisse con la “ruota dei proietti”, dove tra il 1600 e il 1700 venivano abbandonati i bambini indesiderati.
Per tutte le altre invece, l’amministrazione comunale ha pensato a un app, la cui operatività dovrebbe scattare in concomitanza con le feste patronali di metà settembre, per consentire ai fruitori un tour nelle meraviglie del borgo, anche se solo virtuale.
Altro capitolo riguarda la mancanza di strutture ricettive, da intrecciare con l’inutilizzabilità degli edifici storici. Edifici come palazzo Coppa, palazzo Barcaroli o palazzo Crognale potrebbero essere utilizzati per dar vita al concetto di “albergo diffuso”, una sorta di bed and breakfast pronto a coinvolgere tutto il centro angolano: «Così facendo otterremmo un duplice risultato: da un lato andremmo a recuperare parte del nostro patrimonio culturale e dall’altro eviteremmo la dispersione dei turisti. Con lauti guadagni per i proprietari», chiude Florindi.
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