Chiesti 3 anni per marito e padre violento
Botte, minacce con un coltello e anche un rogo in casa come ripicca per un rapporto sessuale negato
PESCARA. Era arrivato a minacciare di mettere fuoco alla casa in uno dei tanti episodi di violenza nei quali, vittime incolpevoli, erano diventate la moglie e i suoi due figli. Un marito e padre violento, finito anche in manette che ora rischia una condanna a tre anni di reclusione. Questa è infatti la pena che la pubblica accusa ha chiesto, al termine della requisitoria, per C.A., un uomo che vive in un piccolo centro della provincia di Pescara.
Per conoscere la sentenza bisognerà però attendere il 9 aprile prossimo quando, dopo la parte civile, toccherà al difensore Carlo Corradi prima che il giudice Villani si ritiri in camera di consiglio. Una vicenda di maltrattamenti veramente forte dove l'imputato non si è risparmiato in niente: botte, minacce, uso di armi come un martello e molto spesso un grosso coltello da cucina, rivolto indifferentemente anche contro i figli, ogni volta che cercavano di salvaguardare la madre da quelle violentissime aggressioni, purtroppo non solo verbali.
«Nella misura cautelare degli arresti domiciliari disposti nel luglio del 2017 a carico del marito-padrone, il giudice Elio Bongrazio scriveva così: «Ha posto in essere condotte abituali caratterizzate da aggressioni fisiche mediante uso delle armi, ovvero atti di vessazione continui, tali da cagionare sofferenze e umiliazioni lesive della integrità fisica e morale, della libertà e del decoro delle persone offese e tali da indurre in queste uno stato di disagio continuo e incompatibile con normali condizioni di esistenza, resa particolarmente dolorosa dalla condotta sopraffattrice, sistematica e programmata dell'indagato».
E fu proprio a seguito dell'ultimo episodio violento che intervennero i carabinieri, chiamati da una vicina che aveva raccolto le grida di aiuto della famiglia. Madre e figli si erano chiusi a chiave in casa e quando arrivarono i militari, l'imputato era intento con attrezzi vari a forzare la porta di casa per entrare. Tutto era iniziato nel 2015, quando la donna con i figli si era trasferita in un paese della provincia di Pescara.
Nella prima denuncia la donna riferisce che, dopo una discussione, il marito aveva afferrato la sciarpa che la donna aveva al collo stringendola con l'intenzione di strozzarla. Intervenne la figlia e per tutta risposta l'uomo prese un grosso coltello da cucina e lo puntò alla gola della figlia immobilizzandola contro il frigorifero.
E non era la prima volta che l'uomo usava i coltelli per minacciare moglie e figli. Un'altra volta, quando la donna rifiutò un rapporto sessuale, l'uomo la costrinse ad andare via di casa, minacciando di bruciare la casa. E in effetti gettò alcol su sedie e tovaglia e appiccò il fuoco.
Deve rispondere anche di maltrattamenti ai figli «rendendoli», si legge nell'imputazione, «soggetti passivi delle proprie condotte violente e minacciose ogni qual volta i due figli tentavano di intervenire a tutela della madre, in particolare colpendoli con calci, schiaffi e minacciandoli di morte anche con coltelli». (m.cir.)
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