Chiesto al Governo lo stato di emergenza

12 Agosto 2019

Firmata la delibera con cui la Regione fa la conta dei danni, che ammontano a 222 milioni di euro

PESCARA . Stato di emergenza, dopo la violenta grandinata e gli altri gravi eventi atmosferici che si sono verificati sul territorio della regione lo scorso 10 luglio. È la richiesta rivolta al Consiglio dei ministri attraverso il dipartimento della protezione civile da parte della Regione Abruzzo, che l’ha formalizzata con l’approvazione di una delibera (la numero 466) approvata lo scorso 5 agosto, appena prima della “crisi” politica che ha portato la Lega a chiedere una verifica di maggioranza.
A firmare la delibera il presidente Marco Marsilio.
Alla data del 2 agosto scorso alla Regione sono stati segnalati danni per complessivi 222 milioni e mezzo di euro. Le province di Pescara e Chieti, rispettivamente, con un fabbisogno di 114 e 105 milioni di euro, sono quelle dove si sono verificati i danni maggiori, che in provincia di Teramo ammontano a circa, 1,8 milioni e all’Aquila in circa 650mila euro. In questo computo, la cifra maggiore (118 milioni di euro complessivi), si riferisce ai danni riportati dalle infrastrutture private. Altre voci importanti sono rappresentate dai 35 milioni per i beni mobili, sempre di proprietà privata, dai 26 milioni di danni riportati dalle attività produttive, dai 20 milioni necessari per ripristinare le strutture e infrastrutture pubbliche danneggiate. Nel computo anche i quasi 4,5 milioni di danni alle aziende agricole regionali. L’ondata di maltempo di portata eccezionale, si legge nella delibera, ha causato «numerosi danneggiamenti ad autovetture e il ferimento di alcune persone, soccorse nei diversi presidi ospedalieri, evidenziandosi pertanto una reale situazione di rischio per la pubblica e privata incolumità che ha comportato anche lo sgombero di alcuni nuclei familiari». Le criticità immediatamente rilevate, si spiega nel documento, hanno interessato soprattutto edifici, con danni alle coperture, infrastrutture pubbliche e private, le reti dei servizi essenziali con interruzione dell’erogazione di energia elettrica.
A livello regionale, a supporto dei comuni, sono state impiegate 46 squadre appartenenti alle diverse associazioni di volontariato, per 1120 unità di personale. In considerazione «dell’entità e diffusione dei danni, e la conseguente impossibilità delle amministrazioni locali e delle persone colpite di intervenire con proprie risorse economiche ordinarie», si legge ancora nella delibera approvata dalla giunta, «e l’impossibilità della Regione a far fronte all'emergenza», si chiede al governo di dichiarare lo stato di emergenza. (a.bag.)
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