«Chieti in ritardo per la fusione delle Camere di commercio»

Stefania Bosco (Confindustria), prima donna nella giunta camerale pescarese, parla delle cose urgenti da fare nel governo dell’economia: serve più capacità attrattiva, bene l’agroalimentare
PESCARA. Insieme con suo fratello guida una delle aziende vinicole storiche della nostra provincia, Bosco Nestore, Cantina nata sui colli di Pescara oggi con base a Nocciano. Lei è Stefania Bosco (Confindustria), da poco più di un mese la prima donna a sedere in una giunta della Camera di commercio guidata per il secondo mandato dal presidente Daniele Becci. A distanza di quattro settimane dalla sua nomina, ci racconta le prime impressioni all'interno del governo camerale. «Anche se sono stata candidata a mia insaputa», racconta, «su proposta del presidente dell'Unione industriali, Enrico Marramiero, sono stata onorata che abbiano pensato a me».
Quali sono le impressioni dopo i primi trenta giorni?
«È stato un periodo utile per capire i meccanismi visto che sono l'unica “civile” della giunta, nel senso che non ricopro incarichi nella mia associazione di categoria».
Prima di lei non ci sono state altre donne pronte a ricoprire questo ruolo o sono valse altre logiche?
«C'è chi vive molto il fattore maschile della dirigenza, bisogna superare questo gap per la nomina di un direttore donna, ma è anche vero che spesso molte donne non prendono questi impegni perché non hanno tempo».
Cosa può dare in più una donna rispetto a un uomo in questo ambito?
«Non so fino a che punto sia un discorso di genere, credo sia una questione di competenze. Come donna, posso avere una visione diversa».
Si lavora bene nella giunta camerale di Pescara?
«C'è armonia quando si prendono decisioni, anche tra le varie anime delle associazioni. Ho trovato un buon clima, ognuno può dire la sua in maniera libera, si ascoltano tutti quanti».
Quali crede siano le priorità a breve-medio termine per il vostro ente?
«Fondamentale sarebbe stata una fusione con la Camera di Commercio di Chieti. Noi siamo pronti. Si dovrebbe trovare il modo di fare sistema, anche perché gli enti camerali dovranno avere almeno 80mila imprese. Ma per ora le altre province non sono pronte, in particolare Chieti».
Qual è la fotografia del suo settore, l’ agroalimentare?
«Siamo a un buon livello, abbiamo ottime olive e un olio riconosciuto a livello internazionale, bene anche il vino. L'obiettivo è farli conoscere ancora di più. Il problema è che in Abruzzo ci devi venire, non siamo turistici. Ci sono tante realtà che combattono da sole, non c'è un programma o un progetto complessivo. Manca una linea da seguire in modo condiviso, dovremmo lavorare tutti insieme per fare economia».
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