Chieti, Teramo e Pescara in calo, L’Aquila resiste solo Montesilvano cresce

Ortona e Sulmona i grandi comuni a maggior rischio di spopolamento Ma sull’altro fronte Francavilla, Roseto e Vasto vanno verso l’aumento
L'AQUILA . L'Abruzzo invecchia e si spopola. Nascono meno bambini, con una denatalità più marcata rispetto al resto del Paese. Un fenomeno non circoscritto ai piccoli paesi, che soffrono di più il calo della popolazione, ma che tocca anche le città.
Entro il 2030, secondo lo studio "Ritorno in Abruzzo" elaborato su dati Istat da Open Polis, il comune di Chieti potrebbe registrare una contrazione del 5,6% della popolazione, quello di Teramo del 4,7%. Più contenuto il calo previsto per la città di Pescara con un -3,5%, mente L'Aquila potrebbe osservare una sostanziale stabilità in questo decennio (-0,16% nel 2030). I due comuni con i cali più significativi sono Ortona (-5,9% nel 2030) e Sulmona, che potrebbe perdere quasi un abitante su 10.
Non tutti i maggiori centri abruzzesi, però, sembrano destinati allo spopolamento. Tra le località con oltre 20mila abitanti che vedranno una crescita di residenti nei prossimi anni, peraltro tutte concentrate sulla Costa, figurano Montesilvano (+3,8% di popolazione entro 2030), Francavilla al Mare (+3,1%), Roseto (+2,3%) e Vasto (+0,1%).
Lo spopolamento ha colpito maggiormente comuni interni e del cratere sismico come Crognaleto con il -18% di abitanti tra 2011 e la fine del 2019, Campotosto (-17%), Fano Adriano (-23%) e Pietracamela (-20%). Nel caso dei comuni della Costa, l'aumento della popolazione appare più flebile rispetto alla crescita registrata dal Dopoguerra: alcune aree litoranee hanno perso popolazione nell'ultima decade, è il caso ad esempio di Ortona (-4,6%).
Nonostante abbia sostanzialmente mantenuto lo stesso numero di abitanti degli anni '50, l'Abruzzo, in generale, non sfugge al fenomeno dello spopolamento, soprattutto nelle aree distanti dei grandi centri urbani. Una dinamica dalla duplice matrice: da una parte, come detto, la denatalità, dall'altra lo spostamento dei residenti dalle aree interne alle zone più urbanizzate.
In Abruzzo il tasso di natalità, ovvero il numero di nuovi nati in rapporto alla popolazione, è sceso negli ultimi anni in modo sistematico. All'inizio del XXI secolo, come attestano i dati diffusi da Open polis, mentre il tasso di natalità italiano superava le 9 nascite ogni mille abitanti e quello del sud era sopra quota 10, l'Abruzzo si attestava a 8,4 nuovi nati per mille residenti. Nel 2021, i nuovi nati nella regione sono stati 6,5 ogni mille abitanti, a fronte di una media nazionale di 6,8: una quota che pone l'Abruzzo a metà classifica rispetto alle altre regioni italiane. Tutte le province abruzzesi, senza eccezioni, hanno visto un calo della natalità dal 2002 ad oggi, ma nel 2021 si registra una forbice che va dai 7 nuovi nati ogni 1.000 abitanti del Pescarese ai 6 dell'area aquilana. Nel mezzo, le province di Teramo (6,6) e Chieti (6,4 nati ogni 1.000 abitanti).
In provincia dell'Aquila, in prospettiva, sarà maggiore l'incidenza dei residenti anziani: gli over 65, nel 2030, potrebbero rappresentare il 29,9% della popolazione. «A risentire della tendenza alla denatalità sono, soprattutto i comuni distanti dalle aree più urbanizzate», evidenzia Open polis, «nel 2020, il tasso di natalità mediano ha superato i 6 nati ogni mille abitanti nei comuni principali. In quelli intermedi scende a circa 5 nuovi nati ogni mille residenti e in quelli periferici e ultraperiferici cala rispettivamente a 4,3 e 4,1 nascite per mille abitanti».
Attualmente solo il 30% dei comuni abruzzesi supera il tasso di natalità rilevato a livello nazionale, pari nel 2020 a 6,8 nuovi nati ogni 1.000 abitanti. Parliamo di 92 comuni su 305, tra cui 6 dove il tasso di natalità ha superato quota 12 ogni mille abitanti. Si tratta, nello specifico, di Guilmi (Chieti), San Pio delle Camere (L'Aquila), Castel Castagna (Teramo), Rosciano (Pescara), Montelapiano (Chieti) e Gagliano Aterno (L'Aquila). Quest'ultimo è anche il comune abruzzese con l'incremento maggiore tra 2014 e 2020: da 0 nuove nascite ogni mille residenti a 12,2.
Nel 2030, ipotizza Open polis, i residenti in Abruzzo potrebbero scendere sotto 1,23 milioni con circa 50mila abitanti in meno rispetto all'inizio del decennio (-4%). Nel 2050 potrebbero scendere sotto la soglia di 1,1 milioni per arrivare a 920mila nel 2070.
Scorporando il dato per province, la provincia di Chieti potrebbe vedere la contrazione più significativa: in un territorio dove oggi vivono 375mila persone, potrebbero abitarne 358mila tra meno di un decennio. La seconda provincia per spopolamento è L'Aquila, con quasi 13mila residenti in meno, pari al 4,4% della popolazione. Seguono Teramo, che potrebbe perdere circa 10mila abitanti (-3,2% rispetto a oggi) e Pescara (con oltre 8mila residenti in meno e un calo del 2,7%). Nell'indagine spicca un altro dato: la ripartenza dell'Aquila dopo il terremoto. Dopo essere scesa dai quasi 69mila abitanti del 2001 a meno di 67mila nel 2011, la popolazione è arrivata alla fine del 2019 sopra la soglia dei 70mila.
Allo stesso tempo, le aree interne abruzzesi sembrano spopolarsi ad un ritmo più sostenuto rispetto a quanto registrato nel resto del paese: -3,8% a fronte del -2,7% rilevabile a livello nazionale. Con qualche eccezione, come Gagliano Aterno, nel cuore della Valle Subequana, dove tra il 1951 il 2019 i residenti sono calati del 78%, ma dove negli ultimi anni si è registrato un aumento vistoso, in termini percentuali, della popolazione residente.
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