Chiodi-Venturoni, la difesa rinuncia a interrogare l’Aiop
PESCARA. Quella che doveva essere una udienza di fuoco, nel processo per i tetti di spesa della sanità privata stabiliti nel 2010 a carico dell'ex governatore Gianni Chiodi e dell'ex assessore...
PESCARA. Quella che doveva essere una udienza di fuoco, nel processo per i tetti di spesa della sanità privata stabiliti nel 2010 a carico dell'ex governatore Gianni Chiodi e dell'ex assessore regionale alla sanità, Lanfranco Venturoni (che rinunciarono alla prescrizione), ha fatto registrare un colpo di scena inatteso. La rinuncia delle difese a effettuare il controesame del principale teste d'accusa, e cioè Luigi Pierangeli, all'epoca dei fatti presidente dell'Aiop, l'associazione che raggruppa le cliniche private. Pierangeli, nel corso di due precedenti udienze fiume, aveva risposto punto su punto alle domande della pubblica accusa (pm Andrea Papalia) e anche a quelle delle difese. E ieri ci si attendeva un fuoco incrociato delle stesse difese che avevano l'occasione per arginare quelle dichiarazioni circostanziate che il teste aveva snocciolato, ripercorrendo quella che era stata un'anomala trattativa con la Regione sui tetti di spesa, esplicitata poi dal capo di imputazione, sottolineando come la Regione si rifiutò sempre di fornire i dati ufficiali in base ai quali arrivò a quantificare quei tetti di spesa. Ma dalle difese non è stata posta alcuna domanda a Pierangeli. Una spiegazione l'ha imbastita al termine dell'udienza lo stesso imputato Chiodi: «Non c'era nulla da contro dedurre perché in tutto quello che ha detto il teste non c'è nessun risvolto di carattere penale. Erano soltanto, semmai, problemi di diritto sanitario». Una scelta difensiva, scaturita forse proprio dalla granitica deposizione del teste d'accusa nelle precedenti udienze. Le difese hanno quindi cercato di spostare il tiro sulla responsabile amministrativa di Pierangeli, Antonella Gigante, l'altro teste citato dall'accusa. La Gigante ha però resistito molto bene all'incalzare delle domande della difesa, e ha spiegato le modalità seguite dalla clinica Pierangeli, nel calcolo di quello che doveva essere il tetto di spesa spettante alla clinica. Ha chiarito di aver eseguito il calcolo, che dava un risultato più favorevole alla Pierangeli di circa 2 milioni di euro, sulla base di quanto era esplicitato nella famosa delibera n. 14 dell'aprile del 2010: quella poi finita sotto la lente della procura. Una delibera che faceva un riferimento inequivocabile alle tariffe che si applicavano, che erano poi quelle redatte dal commissario Redigolo nell'anno precedente, che erano allineate alle tariffe nazionali.
Le difese hanno cercato di mettere in difficoltà il teste sulle modalità di calcolo seguito, anche in riferimento ai singoli ricoveri, tirando in ballo un carteggio intercorso con l'Agenzia regionale sanitaria che la difesa riteneva fosse un allegato della delibera 14. Ma quel documento, in effetti, non aveva mai fatto parte della delibera, circostanza che poi la difesa non ha potuto far altro che ammettere. Prossima udienza il 23 gennaio con gli altri testi d'accusa.
E sempre ieri doveva tenersi il processo stralcio all'ex sub commissario Giovanna Baraldi e ai due tecnici Francesco Nicotra e Lorenzo Venturini, che non si erano opposti alla prescrizione, ma il collegio, con l'avallo del presidente del tribunale, si è astenuto per una possibile incompatibilità con il processo in parallelo a Chiodi e Venturoni.
E quindi, per definire quest'ultimo processo, si andrà al 9 dicembre prossimo con un altro collegio.

