Chiude il bar del carcere Indetto lo stato di agitazione

20 Marzo 2017

PESCARA. Non solo le aggressioni agli agenti di polizia penitenziaria, i problemi di organico, la gestione di detenuti difficili. Adesso anche il bar del san Donato che rischia la chiusura diventa...

PESCARA. Non solo le aggressioni agli agenti di polizia penitenziaria, i problemi di organico, la gestione di detenuti difficili. Adesso anche il bar del san Donato che rischia la chiusura diventa una questione tale da spingere il sindacato Uil Pa polizia penitenziaria a indire lo stato di agitazione.

«Così come avvenuto nel carcere di Sulmona, anche l’istituto penitenziario pescarese vedrà la chiusura del bar/spaccio aziendale e il licenziamento delle persone attualmente impiegate», spiega Mauro Nardella, segretario generale territoriale Uil Pa, «Una notizia arrivata con incredulità e, come nel caso di Sulmona, anticipata dalla direzione del penitenziario pescarese in occasione di una contrattazione tenutasi qualche giorno fa. Il provvedimento è frutto di una azzardata decisione del Consiglio di amministrazione dell’ente assistenza per il personale dell’amministrazione penitenziaria. Attraverso una circolare, diramata a novembre 2016, è stato dato mandato dapprima ai provveditorati dell’amministrazione penitenziaria e successivamente alle direzioni dei vari uffici dislocati nel territorio di competenza, di ricondurre a una gestione interna gli bar-spacci utilizzando in qualità di gestore personale di polizia penitenziaria e, addirittura, detenuti nel servizio banco-rifornimento».

Nardella ricorda che fu proprio l’amministrazione, in tempi non sospetti, a far chiudere gli spacci per carenza di baschi blu e fu la direzione del carcere, con non poca fatica, a farlo riaprire utilizzando una cooperativa esterna. La possibilità di utilizzare agenti è ritenuta dalla Uil «improponibile in una realtà che sta manifestando per la carenza di organico e che sta chiedendo ad alta voce il rientro di coloro che attualmente svolgono compiti non proprio istituzionali». A Pescara i poliziotti sono166 (una ventina in meno rispetto al previsto) ma, dice il sindacato, «solo sulla carta. Perché una decina è distaccata in altre realtà (tribunali, ordine pubblico allo stadio e scorte Vip)».

E adesso? «Se dovesse essere portata avanti questa idea, ce ne toglierebbero altri quattro per metterli a fare qualcosa che non c’entra niente con il ruolo del poliziotto e che, invece, potrebbe continuare a essere svolto da personale civile».

Per «evitare che il personale operante nella casa circondariale dannunziana venga privato dell’unico modo per spezzare il ritmo pressante di un lavoro difficile e pericoloso, indiciamo sin da ora lo stato di agitazione di tutto il personale riservandoci, a breve, di formulare nuove e più incisive manifestazioni di protesta».