Chiude la bottega D’Angelo «Ora il museo del Bottone»

31 Dicembre 2017

De Santis, titolare della merceria di via Mazzini, ha messo in vendita la licenza  «Ho migliaia di pezzi che valgono come gioielli, ma il Comune non mi ascolta»

PESCARA. Vuole chiudere la storica merceria D'Angelo e aprire un Museo del Bottone. Dorati, griffati, imperlati, fatti a mano, alcuni risalenti all'ultima guerra, persino incastonati ad anello, i bottoni sono la grande passione di Domenico De Santis, classe 1938, nativo del quartiere Giardino di Popoli, in Val Pescara, figlio del ferraio Nestore e di Antonietta Spallone, fratello di Marco e Antonietta.
Una vita nel commercio a partire dall'impiego, nel 1967, alle confezioni Monti, quando riusciva a vendere «anche 12 mila pantaloni in una sola stagione». Anni e anni di viaggi su e giù per lo Stivale, soprattutto in Emilia Romagna, per piazzare la merce della famiglia Monti con lo slogan "Abiti belli, abiti pronti".
Poi, la svolta individuale. Nel 1983, si mette in proprio e apre i negozi di abbigliamento Blue Line, sulla Tiburtina nelle vicinanze della famosa bottiglia della Coca Cola, ed Edo abbigliamento in piazza Garibaldi.
Attività con 14 dipendenti e un miliardo e mezzo di fatturato l'anno, che ha portato avanti sempre con il supporto dell'adorata moglie pescarese (nata nel quartiere popolare di viale D'Annunzio) Diana Oronzo, dall'età di 17 anni impiegata amministrativa alla Monti di via Conte di Ruvo, convolata a nozze con lei il 9 maggio 1971 nella chiesa del Sacro Cuore e scomparsa 18 anni fa, stroncata da una malattia fulminante all'età di 52 anni.
Nel frattempo, il commerciante di abbigliamento De Santis, che all'epoca dei suoi successi di vendite veniva appellato «l'inglesino, perché vestivo come un lord e assomigliavo a Gregory Peck», frequenta gli ambienti delle corse. Diventa amico di Gilles Villeneuve e Michele Alboreto. Miete successi per anni alle Svolte di Popoli lungo le quali corre a bordo di Alfa Romeo “calibrate per cronoscalate", Simca Rally, Alpin Renault 1600 e Ams 1300, e conosce Fileno D'Angelo, titolare delle omonime mercerie, fino a 5 anni fa operanti in via Piave prima di trasferirsi in via Mazzini. Il 2 maggio 1987, Domenico De Santis, 80 anni il prossimo 22 gennaio, padre di Manfredo, 45 anni, laureato in Economia e Commercio, e Antonietta, detta Chicca, 41 anni, rileva le mercerie D'Angelo, una delle ultime rimaste in città.
Ma non cambiò mai il nome dell'attività. Perché?
Perché è sempre stato un marchio di successo. Pur essendo un solo negozio, 156 metri quadrati, l'attività è identificata come mercerie, al plurale, sin dalla nascita, un paio di secoli fa. Quando i fondatori smerciavano i prodotti in giro per la città, sulle strade paludose, a bordo di carretti trainati da cavalli. Uno di questi, un giorno, si imbizzarrì e disarcionò, uccidendola, una delle figlie dei D'Angelo.
Da Popoli a Pescara per lavorare alla Monti confezioni.
All'epoca, al comando c'era Vincenzo Monti, padre di Attilio, Orlando e Olga. Io seppi che cercavano due rappresentanti e io avevo esperienza di venditore, da bambino stavo dietro il bancone della ferramenta di papà. Si presentarono in 35 al colloquio, fummo presi io e un tale che si chiamava Antonio Franceschini. In fabbrica conobbi mia moglie Diana, che era nipote di un magistrato.
Trent’anni dopo, vuole abbassare le saracinesche?
In realtà non vorrei, ma sa, alla mia età... Qui dentro al negozio ci vivo, arrivo intorno alle 10 del mattino e dopo la pausa pranzo riapro intorno alle 16. Sono circondato da migliaia di pezzi di merce, anche rara o unica nel suo genere, come delle vecchie Singer, macchine da cucire degli anni 30 come le piccolissime Cucciole Cantoni coats, centinaia di spagnolette colorate, decine e decine di antiche valigette di cartone blu dove conservo le lampo. Vendo di tutto, persino le giarrettiere da uomo e le fasce per accorciare le maniche delle camicie. I miei clienti sono storici, quando tornano mi fanno vedere che tipo di lavori realizzano con i miei prodotti: con le lane, fanno anche le decorazioni per gli alberi di Natale.
E poi ci sono i bottoni, milioni di bottoni colorati e griffati.
Non li ho mai contati, ma di sicuro sono milioni, alcuni risalenti all'ultima guerra mondiale. Altri firmati con i nomi dei migliori stilisti, da Versace a Dolce e Gabbana. Ma io sono diventato celebre per aver introdotto sul mercato cittadino i famosi bottoni d'oro, che in realtà sono solo dorati, ma anni fa non li aveva nessuno. I miei bottoni sono particolari perché non li vendo solo per essere attaccati agli abiti. Un altro mio passatempo è creare anelli con i bottoni, che diventano gioielli da indossare a prezzi modici. E collezionare oggetti sacri: croci (sono un fervente cattolico), ostensori e rosari.
Una passione così grande, da volerli lasciare in eredità alla città, attraverso la creazione di un Museo del Bottone.
Io sto bene di salute, ma non ho nessuno a cui lasciare questa eredità di merce e sacrifici. I miei figli hanno scelto altre strade nella vita e non so se i miei cinque nipoti, 4 femmine e 1 maschio, sarebbero interessati a proseguire sulle mie orme. Ho preso contatti con il Comune per avere una sede da far diventare un piccolo museo, ma non ho riscontrato particolare interesse degli amministratori. Mi rammarica e mi angoscia questo disinteresse. Che ne sarà di tutto questo, un giorno? Perciò ho messo in vendita la licenza del negozio, non chiudo subito, ma andrò avanti finché posso.
Una vita nel commercio, ma anche un vissuto da sportivo?
Si, oggi tifo Inter e da giovane ho praticato atletica leggera, corse campestri, ciclismo e corse automobilistiche. Ho vinto molte cronoscalate alle Svolte di Popoli (sono stato anche presidente provinciale del Csai, Commissione sportiva automobilistica italiana) e all'autodromo di Imola ho conosciuto Gilles Villeneuve, che era un signore d'altri tempi molto alla mano e Alboreto, una gran brava persona.
Un consiglio ai giovani che si avvicinano al lavoro?
Suggerirei loro di non essere svogliati, ma di fare qualunque mestiere con passione e lungimiranza: sono questi i segreti del successo.