Chiude la pelletteria Dimar «Fatali i lavori sul corso»

Dopo 48 anni di attività, la storica attività ha abbassato la saracinesca La proprietaria Di Marco: «Chi non è pescarese, qua non viene più da fuori»
PESCARA. La decisione era maturata già da tempo, da qualche mese ormai. Non era più possibile andare avanti per Tonino Di Marco e la sua famiglia. E così, dopo 48 anni di attività, hanno deciso di chiudere i battenti: la pelletteria Dimar di corso Vittorio Emanuele non c'è più.
Le vetrine sono coperte dal cartone e tristemente buie, proprio come quelle di alcuni negozi vicini che hanno deciso di lasciare gli spazi del corso già da un po'. I motivi di questa scelta, molto sofferta, sono diversi, come racconta la signora Luciana, proprietaria col marito dell’attività storica, che hanno gestito con i 2 figli.
«Questa era una zona commerciale», dice, «A Pescara arrivavano dai paesi vicini ma anche da altre regioni, da Foggia, Campobasso. Poi nel 2010 è cominciata la crisi, sono cominciate le difficoltà per il commercio. Dopodiché sono arrivati i lavori sulla strada, ma per me il corso non doveva essere toccato», prosegue la donna scuotendo la testa con convinzione sull’intervento di riqualificazione di un tratto di corso Vittorio. Per un periodo, la zona interessata al cantiere è stata difficilmente accessibile a chi ama fare shopping (e non solo), e gli affari hanno subito un crollo verticale, dopodiché il Comune ha deciso di riaprire questo tratto alle auto solo in direzione sud-nord, ma le cose non sono più come prima. «Da quando hanno toccato la strada, le cose sono peggiorate ulteriormente. Chi non è pescarese, non viene più da fuori: le persone si sentono disorientate e devono fare una serie di giri prima di approdare sul corso. Hanno fatto un macello, prima, cioè tanti anni fa: su questa strada si passeggiava, c'erano i grandi magazzini, ci si fermava qui per fare le compere».
Impossibile indicare la soluzione migliore per la centralissima arteria: «Forse doveva essere lasciata come prima, o forse bisognava renderla pedonale», prosegue la commerciante. Comunque sia, le difficoltà sono aumentate per i negozi «quando sono intervenuti sulla strada». Luciana Di Marco non avrebbe mai immaginato una fine del genere, cioè la chiusura per cause di forza maggiore, tra la crisi e la trasformazione di una strada che è sempre stata strategica per il commercio.
«Non me lo sarei mai aspettato. Ma abbiamo dovuto farlo, e così a Natale abbiamo promosso una svendita e poi non abbiamo acquistato la merce primaverile. Inizialmente avevamo intenzione di chiudere l'anno scorso, perché gli incassi erano diminuiti e si avvertivano le difficoltà a pagare i fornitori e l'affitto». Poi si è andati avanti qualche mese, ma alla fine è maturata la decisione di dire stop. E da allora quante lacrime per Luciana, «da mattina a sera», soprattutto perché è preoccupata per il futuro lavorativo dei figli.
Un saluto affettuoso alla famiglia Di Marco arriva da Sonia Di Bernardo, del negozio di abbigliamento Le Magie, a pochissima distanza dalla pelletteria. «E’ stato brutto assistere alla chiusura di Dimar. Chi ti sta intorno per anni diventa di famiglia, visto che qui passiamo più tempo che a casa». E’ un dispiacere assistere a questi addii per cui dalla commerciante parte «un saluto affettuoso» nei confronti dei colleghi, ma nello stesso tempo Sonia Di Bernardo coglie l’occasione per rinfocolare la polemica in merito alle scelte politiche su corso Vittorio. «Siamo stati 7 mesi e mezzo dietro le barricate del cantiere e quello che perdi non lo recuperi mai. E ora? Adesso sul corso c’è una “cosa” ibrida e i commercianti sono abbandonati. Chiude un negozio a settimana e noi raccogliamo le lamentele dei clienti sulla difficoltà di raggiungere questa zona. Non faccio questioni di destra e di sinistra, ma avevano promesso di fare qualcosa, dopo aver mandato a casa l’amministrazione precedente, e invece hanno solo speso un milione e 600mila per fare un intervento su appena 350 metri, con questi risultati. Ci stanno uccidendo».

