Chiude la Riello, 71 lavoratori licenziati

L’azienda smetterà di produrre in Abruzzo. Trasferiti in Lombardia 19 addetti. Scatta il primo sciopero, da lunedì il presidio
CEPAGATTI. La notizia è arrivata «come un fulmine a ciel sereno». La Riello spa, del gruppo di società Carrier global corporation, ha annunciato all’improvviso l’avvio immediato della procedura di licenziamento collettivo di 71 lavoratori e lavoratrici della sede di Villanova di Cepagatti e il trasferimento di 19 addetti a Lecco e Legnano. Una decisione «incomprensibile», una «scelta scellerata» commentano le segreterie provinciali e le Rsu di Fiom e Uilm che non intendono affatto far cadere la cosa. Anzi, ieri è scattato subito lo sciopero, e da lunedì prenderà il via il presidio permanente davanti allo stabilimento di Villanova dell’azienda che si occupa di assemblaggio caldaie, scambiatori e carpenteria pesante (caldaie grandi).
Sono tutti «sbigottiti» perché la decisione di sbaraccare arriva in un momento particolare, un momento positivo, essendo «l’anno dell’ecobonus sociale», e non essendoci stato alcun «segnale tipico di un’azienda in crisi», dicono i sindacalisti. Un primo campanello di allarme, però, era già suonato nel mese di agosto, prima della chiusura per ferie, quando «dall’oggi al domani erano stati lasciati a casa 49 lavoratori in somministrazione». Eppure, «fino al mese di luglio, la produzione è stata corposa e in costante aumento, il settore di ricerca e sviluppo ha incessantemente contribuito all’introduzione di nuove tecnologie e gli operai hanno lavorato fino a coprire tre turni». Di qui il gelo, e poi il dissenso, provocati dalla decisione di chiudere.
Amareggia, poi, che non sarà interrotta la produzione del Plant Abruzzese. La lavorazione sarà «solo frammentata e divisa» dalla multinazionale: la costruzione degli scambiatori passerà a Legnago, la carpenteria pesante a Volpago e l’attività di assemblaggio delle caldaie sarà trasferita in un sito in Polonia, «come in un noto cliché».
Il commento dei sindacati è di assoluto sconforto perché i risultati raggiunti fino ad oggi nel Pescarese non stati utili, purtroppo. «A nulla è servito che lo stabilimento abruzzese sia stato capace di produrre, modificare e sviluppare prodotti innovativi». È chiaro che sia così perché «la Riello ha deciso di implementare i suoi stabilimenti del nord e di esportare lavoro all’estero, impoverendo un territorio già martoriato», quello abruzzese. E non sembra che ci sia la possibilità di tornare indietro perché «la multinazionale ha specificato nel testo della procedura il suo “carattere strutturale e definitivo”. Ma altrettanto forte», concludono i sindacalisti, «è stata la nostra risposta, con la richiesta del ritiro immediato della procedura».
I lavoratori non sono soli: non appena si è diffusa la notizia, l’assessore comunale Camillo Sborgia ha fatto sapere che «a Cepagatti sarà convocata una seduta straordinaria del consiglio comunale, come deciso con il sindaco Gino Cantò, e parteciperemo al presidio. È nostra intenzione», ha detto poi, «portare la questione a livello nazionale».

