Chiusura forzata: i commercianti svuotano le vetrine

18 Marzo 2021

I negozianti spengono le luci: «Gli appelli non servono più Ecco com’è il centro cittadino senza di noi, spoglio e spento» 

FRANCAVILLA. Vetrine vuote e luci spente. Così i negozianti di Francavilla cercano di far sentire la loro voce, con una protesta pacifica e dimostrativa con cui chiedono di poter tornare a lavorare. L'iniziativa è partita in questi giorni dalla Sirena, ma ha trovato adesioni anche in altre zone della città. I commercianti, esausti, raccontano di mesi con incassi azzerati a seguito delle chiusure, pur continuando a sostenere le spese e senza vedere l'ombra di un indennizzo. «Gli appelli che fino a questo momento abbiamo rivolto a tutti i livelli della politica non sono serviti a nulla, allora vogliamo far vedere alla città cosa significa avere la zona più frequentata spoglia e spenta», spiega Maurizio Nastasi, presidente dell'associazione Francavilla Centrale e titolare di un'attività alla Sirena.
«Ci hanno chiusi a novembre, a Natale, all'inizio dei saldi a gennaio. Da metà febbraio siamo di nuovo fermi e ci rimarremo fino a Pasqua. Siamo gli unici a non poter lavorare e allo stesso tempo non abbiamo visto l'ombra di un ristoro», denuncia.
Uno dei promotori dell'iniziativa è Benedetto De Rubeis, negoziante di viale Nettuno. «Il centro delle nostre città sarebbe così senza le luci e i colori delle nostre vetrine. Pensate a quello che state facendo», si legge su un cartello affisso sulla vetrina vuota del suo esercizio. E aggiunge: «La situazione non è più sostenibile. Nella zona hanno aderito quasi tutte le attività, perché ci si rende conto che questa strada porta alla rovina, nonostante la grande forza di volontà di tutti. Abbiamo merce invernale accumulata e invenduta in negozio e adesso sta arrivando anche quella primaverile, che non spaiamo quando potremo vendere. Sembra che il virus circoli solo nei nostri negozi».
Sul punto insiste Diana Santalucia, da oltre vent'anni su viale Nettuno. «Temo sia anche un discorso di associazioni di categoria: evidentemente la nostra non è riuscita a far sentire la sua voce come hanno fatto altre. Parlo, ad esempio, di parrucchieri ed estetisti, attività aperte nonostante la zona rossa». E prosegue: «Io dico basta, faccio l'estate e poi chiudo. A queste condizioni non sono più disposta a rischiare. In quest'anno di Covid ci ho rimesso 250mila euro solo per ordinare la merce. E il locale è mio. Non so se il governo o la Regione si rendono conto che stanno uccidendo una categoria. L'abbigliamento per bambini è aperto, come parrucchieri, estetisti, supermercati, ferramenta bar e ristoranti per l'asporto. Noi chiusi. Qualcuno mi spiegasse perché». Chi ha già pagato è Elisabetta Scataglini: «Ho dovuto chiudere a Sant'Alfonso perché i costi non erano più sostenibili. Mi dispiace andar via, per me e per la zona che rimane ancora più vuota, ma non ho avuto alternativa. In questo modo è davvero difficile lavorare, anche perché le aziende se non paghi subito difficilmente inviano la merce. Merce che poi si accumula e rimane in negozio. Anche l'online è completamente fermo. Ristori? Non ho visto praticamente nulla». Dopo Pasqua riaprirà alla Sirena, pandemia permettendo.