Christopher, l’ultimo bagno prima di essere ammazzato L’amico: «Era tranquillo»

23 Luglio 2024

Parla il compagno d’infanzia: non era preoccupato di nulla, voleva solo rivederci «Abbiamo trascorso la serata al Medusa, poi al mare fino all’alba e a casa mia»

PESCARA. L’ultimo bagno all’alba, l’ultimo respiro di libertà. Eccolo Christopher Thomas Luciani a poco più di 24 ore dalla sua fine. È nella foto di sabato 22 giugno, al mare con l’amico fraterno Francesco Falcone, che si gode il suo pezzetto d’estate. Una felicità rubata alla routine della comunità di Campobasso da dove si era allontanato il venerdì 21 e dove, dice l’amico, sarebbe tornato probabilmente già lunedì. «Gli pesava, ma non ci stava male, è solo che voleva rivedere gli amici. È da ottobre che non tornava».
Ma è stato un viaggio senza ritorno per quel 16enne mingherlino e con tanta voglia di vita, perché la domenica 23 giugno, esattamente un mese fa, intorno alle 17 l’hanno ammazzato due coetanei con 25 coltellate. Sputi e insulti contro quel corpo di bambino appena cresciuto, e poi tutti al mare con il resto del gruppo fermo ad aspettare quell’esecuzione su una panchina all’ingresso del parco Baden Powell, in via Raffaello. A un mese da quell’orrore Francesco accetta di parlare di Christopher, ma di Christopher vivo, di Chistopher com’era, di Christopher che neanche 25 coltellate riusciranno mai a cancellare dalla testa e dal cuore di chi l’ha conosciuto.
Francesco, ci racconta di quelle ultime ore con Christopher?
«Il giovedì Christopher mi aveva scritto “domani alle 10 sto a Pescara”. Io poi quella mattina ero al lavoro, è andato un altro amico a prenderlo. L’ho visto la sera di venerdì, quando sono uscito».
E che avete fatto?
«Siamo stati a Pescara, c’era la serata al Medusa, siamo stati lì sul lungomare dove andavamo di solito. Poi siamo rimasti sulla spiaggia a dormire, anche con altri amici. Eravamo contenti».
Che ricordo ha?
«È stata una notte spensierata sulla spiaggia. In un momento di euforia abbiamo preso un pedalò e ci siamo fatti il bagno. L’ultima foto con lui è proprio là, in mezzo all’acqua con lui».
E poi?
«Poi alle 7 e mezza di sabato abbiamo ripreso l’autobus e siamo andati a Catignano a casa mia. C’erano mia sorella e altri amici. Abbiamo dormito e poi lui a ora di pranzo ha ripreso l’autobus con mia sorella e insieme sono tornati a Pescara. Lei gli ha offerto il pranzo al Mc Donald’s vicino alla Nave di Cascella e si sono salutati».
Ha detto dove andava?
«Ha detto che andava a salutare gli altri e poi è scomparso. Ho cercato di contattarlo, ma non aveva il telefonino. Di solito per mettersi in contatto, si faceva prestare il telefono da qualcuno e chiamava dal suo account Instagram. Ma stavolta non ha chiamato».
Ma nel tempo che siete stati insieme ha parlato di un appuntamento o di qualcuno che lo cercava per un debito? Si è mostrato preoccupato in qualche modo?
«No, era il solito Christopher. Ma voglio precisare che quella domenica non gli hanno dato un appuntamento, l’hanno trovato alla stazione perché forse sapevano di poterlo trovare là, e poi gli hanno fatto quello che avevano deciso di fare».
Dal fotogramma con il presunto assassino, si vede che lui gli cammina davanti. Come se non avesse paura.
«Christopher non ha mai avuto paura di niente. Era piccolo, minuto, ma non si faceva mettere i piedi in testa da nessuno».
Però quel giorno era solo contro sei persone.
«Erano otto. Il fatto è che fino a poco prima Christopher stava con un altro amico, non era solo. Però l’amico si è fermato a parlare con una persona e nel frattempo quelli lo hanno bloccato e portato nel parco. Hanno approfittato del momento in cui stava da solo, sennò manco ci provavano».
Ma lui li conosceva?
«So che Christopher conosceva quello che lo ha accoltellato per primo. L’estate scorsa si erano frequentati, hanno anche una foto insieme».
Che cosa si sente di dire nei confronti di chi l’ha ucciso?
«Non bisogna parlare di loro, non si meritano manco questo. Devono solo marcire in carcere. In otto l’hanno portato al parco. E avevano già deciso cosa fare. L’hanno accoltellato alla schiena subito, appena sono arrivati dietro alle siepi, in una parte nascosta».
Da quanto tempo dura la sua amicizia con Christopher?
«Da sempre. Io sono di due anni più grande, sono maggiorenne, ma a Catignano mia madre aveva un negozio vicino alla gioielleria di sua nonna. Siamo stati sempre legatissimi, un fratello. Sempre insieme. Anche quando io sono andato all’istituto Volta, poi si è iscritto anche lui».
Com’era?
«Un ragazzo veramente bravissimo, una persona solare, la più divertente e disponibile del mondo, era mio fratello. Un fratello leale, sensibile. Con lui avevo un rapporto che non ho mai avuto con nessun altro, di totale fiducia».
Dalla comunità si era allontanato anche lo scorso ottobre. Cosa vi diceva quando scappava?
«A ottobre la nonna l’aveva avvisata, un giorno ha preso lo zaino e ha detto “mo me ne vado”, E poi ci è tornato. Alla fine quella comunità era stata anche una scelta sua, gli pesava, ma neanche troppo perché aveva iniziato a fare un corso da parrucchiere e aveva fatto amicizia con tutti. Christopher faceva amicizia con tutti. Ma stavolta gliel’avevo detto, quando è tornato. Gli ho detto “mo stai con noi, divertiti, hai fatto quello che volevi, ma adesso o chiami tua nonna e ti fai riportare in comunità o ti ci riporto io. Non puoi scappare sempre”».
E lui?
«Lui penso che volesse rientrare lunedì. Era solo una parentesi di libertà. Era da ottobre che non tornava».
Fino a quando sarebbe dovuto restare in comunità?
«Fino a 18 anni».
Ha un rimpianto nei suoi confronti?
«Il rimpianto è di non averlo salutato, di non essere stato tutto il tempo con lui. Ma non stava un attimo fermo, non gli stavi proprio dietro».
Qual era il sogno di Christopher?
«Christopher aveva giocato a calcio nel Rosciano, era forte, ma ora gli piaceva fare il parrucchiere, avrebbe continuato, penso di sì».
Come lo descriverebbe a chi non l’ha conosciuto?
«Christopher ha avuto una vita difficile, è stato sfortunato, soffriva tanto della lontananza della mamma, anche se ha avuto una nonna fantastica, sempre presente, che gli ha fatto anche da mamma. Eppure aveva sempre il sorriso, non si abbatteva mai e non si piangeva addosso e per questo resta un esempio. Una persona buonissima».
Oggi è un mese dall’omicidio, si ricorda come ha saputo della notizia?
«Me l’ha detto mia sorella, “Christopher è morto”. Non ci credevo, non è vero non è lui dicevo. Anche nei giorni seguenti non volevo realizzare che fosse veramente lui».
C’è quella foto bellissima al mare.
«Sì, è l’ultima foto con lui».