Christopher, le indagini non si fermano: prova del Dna per i 2 accusati

11 Agosto 2024

Il 19 agosto l’accertamento genetico disposto dalla Procura dei minorenni Servirà anche per definire le singole responsabilità in relazione alla crudeltà

PESCARA. Saranno sottoposti alla prova del Dna i due sedicenni in carcere per l’omicidio di Christopher Thomas Luciani, il coetaneo ucciso con 25 coltellate nel parco Baden Powell di via Raffaello lo scorso 23 giugno.
I due studenti pescaresi devono rispondere anche dell’aggravante della crudeltà per i calci, gli sputi e la sigaretta spenta sul volto del ragazzino ormai esanime. Dunque, anche per individuare tracce che confermino quanto raccontato dal testimone e dallo stesso complice dell’assassino (in merito alla sigaretta spenta addosso a Crox) la Procura ha disposto l’accertamento genetico fissato al 19 agosto: per verificare questo, ma anche, naturalmente, per definire la presenza dei due sul luogo dell’omicidio e la loro partecipazione diretta. Poi, per il 26 agosto è atteso l’esito dell’autopsia condotta dal dottor Cristian D’Ovidio sulla vittima, alla presenza del consulente della famiglia, il dottor Ildo Polidoro.
Procede così a ritmo serrato la Procura dei minorenni intenzionata, con il procuratore David Mancini e il sostituto Angela D’Egidio, a chiudere la vicenda al più presto, trattandosi di minori sottoposti alla misura cautelare in carcere da più di un mese e mezzo.
In quest’ottica ha lavorato alacremente e a tempo di record anche la squadra Mobile che in poco più di un mese ha concluso l’informativa finale in cui ricostruisce e approfondisce in maniera precisa e certosina quanto emerso nella notte stessa dopo l’omicidio, quando i poliziotti coordinati dal vice Mauro Sablone hanno individuato dinamica e presunte responsabilità. E adesso, conclusa anche l’analisi del consulente della Procura sui sei telefonini del gruppetto presente quel giorno al parco (i due presunti assassini, il testimone e altri tre ragazzini), il quadro è quasi completo.
Arrivati a questo punto, quindi, sono il Dna e l’autopsia gli accertamenti chiave per dare riscontro al racconto del testimone oculare e a quanto dichiarato dallo stesso complice dell’assassino, il 16enne che dopo le prime 15 coltellate ne avrebbe inferte altre dieci al povero Christopher. Lui stesso, chiamato in Questura la notte successiva a quell’orrore, riferì agli investigatori che l’altro con cui Christopher aveva un debito, «ha spento la sigaretta sulla faccia del ragazzo». Un elemento che dai racconti del testimone e anche per lo stato in cui fu ritrovato il corpo del povero ragazzo di Rosciano, indusse il procuratore a definire il fatto di inaudita efferatezza: «In concorso tra loro infliggevano 25 colpi per mezzo di coltello in zone vitali del corpo, cagionandone la morte, arrecando sevizie e operando con crudeltà mediante calci e sputi». Il Dna servirà dunque a cercare di individuare chi ha fatto cosa, considerando che l’amico di Christopher che quel giorno lo stava cercando per un debito di 70 euro, la notte successiva all’omicidio ha detto di non averlo mai conosciuto, mentre l’altro, il presunto complice, aveva inizialmente scaricato tutto su quest’ultimo. Ma il testimone oculare parla chiaro: entrambi hanno accoltellato Crox. Compito dell’autopsia sarà anche questo, cercare di rilevare, secondo le differenti caratteristiche fisiche dei due presunti assassini, chi ha inferto i colpi mortali al ragazzo, eventualmente alleggerendo o aggravando le rispettive posizioni.