«Ci hanno chiesto aiuto, erano disperati»

Il racconto della vicina di casa, allertata dai giovani genitori: «C’è ancora il fiocco azzurro, che dolore»
PESCARA. «Ero in casa con mia figlia quando è successa la tragedia: abitiamo sullo stesso pianerottolo, hanno suonato alla nostra porta e ci hanno chiesto aiuto. Erano disperati. Noi ci siamo precipitate dentro casa e abbiamo visto il bimbo nel letto matrimoniale. Abbiamo provato a rianimarlo, ma già non respirava più e non abbiamo potuto fare nulla». A ricostruire i minuti successivi alla morte prematura del piccolo di San Donato che tra qualche giorno avrebbe compiuto un mese è una vicina di casa che, come la giovane coppia, vive nella palazzina popolare di via Basento.
La morte prematura del bimbo ha lasciato un intero quartiere sotto choc, mentre il viavai di parenti e amici della coppia fin da metà mattinata ha iniziato ad affollare i portici dell’edificio in mattoncini rossi. C’è chi si ferma sotto l’appartamento per una sigaretta, chi stringe in braccio un bambino con gli occhi ancora umidi e chi scrolla animatamente la testa, mentre altre persone raccolte sul balconcino al terzo piano ripercorrono la vicenda più e più volte. La vicina di casa, assieme alla figlia di 30 anni, è stata la prima a entrare nell’appartamento dove è avvenuto il decesso improvviso del neonato, anticipando anche il personale sanitario del 118. «Non aveva neanche un mese, è un dolore che non si può spiegare», racconta la donna, «i genitori sono sconvolti, non riescono a darsi pace. Era il quarto figlio, una gioia per loro. Fuori alla porta c’è ancora il fiocco nascita azzurro che non avevano fatto in tempo a togliere». (y.g.)

