«Ci porteremo dentro gli sguardi di chi soffre»

CHIETI. «No, non esistono eroi o angeli. Esistono persone che fanno il proprio dovere: la gente deve sapere che è responsabile quanto noi del tentativo di limitare i danni di questo dramma». Valeria...
CHIETI. «No, non esistono eroi o angeli. Esistono persone che fanno il proprio dovere: la gente deve sapere che è responsabile quanto noi del tentativo di limitare i danni di questo dramma».
Valeria Creato, medico di 34 anni, lavora nella clinica medica dell’ospedale di Chieti, il reparto Covid con il maggior numero di pazienti: ieri sera erano 105 i ricoverati. «La battaglia contro il coronavirus non possiamo vincerla da sola. I cittadini devono restare a casa, perché le misure di contenimento dei contagi ci danno il tempo di liberare i posti letto, di crearne di nuovi, di allestirne in terapia intensiva».
Tra i contagiati, sempre più spesso, ci sono medici. «Alcuni colleghi con cui, in passato, ho lavorato gomito a gomito hanno preso il coronavirus. Qualcuno è stato ricoverato nel mio reparto, altri a casa. Quello è stato il momento in cui ho pensato che il sistema era vulnerabile. E la cosa mi ha spaventato». Inutile girarci intorno: l’approccio è diverso da quello che si ha con gli altri pazienti. «Sì, c’è un coinvolgimento emotivo che non può essere nascosto. Prevale la paura che il collega comprenda la gravità della propria situazione, prevale la paura di non riuscire a rincuorare il paziente neanche un po’». La vita in reparto è cambiata: «Ci ritroviamo a gestire un numero enormemente elevato di pazienti con una patologia unica: respiratoria, grave, dall'evoluzione poco prevedibile.
Senza la strettissima collaborazione tra tutti i colleghi delle varie specialità, ma soprattutto pneumologi ed intensivisti, e senza una organizzazione diversa da quella cui eravamo abituati, questo sarebbe stato impossibile. E poi, come non si fa a dire grazie agli specializzandi? Anche loro sono lontani dalle famiglie e dai fidanzati, spesso restano soli in casa dopo il lavoro. Sono gli ultimi ad essere aggiornati sul rapido succedersi degli eventi e i primi a rispondere con la loro disponibilità e il loro coraggio». (g.let.)

