Ciak si gira. Ma qualche familiare contesta

18 Maggio 2017

Al pranzo si presenta a sorpresa il produttore Valsecchi. Che illustra il film sulla tragedia

PESCARA. È arrivato a sorpresa alla fine del pranzo, quando nessuno se l’aspettava. Il produttore Pietro Valsecchi, amministratore delegato e fondatore della Taodue che già a febbraio aveva annunciato il progetto di trarre un film dalla tragedia di Rigopiano, ha colto l’occasione della presenza romana dei familiari delle vittime per andare a incontrarli. Scortato dall’avvocato di alcuni di loro, Romolo Reboa, che assiste tra gli altri Gianluca Tanda, portavoce del comitato e proprietario del ristorante dove il gruppo dei familiari è stato ospite a pranzo. Proprio Tanda ha introdotto il produttore: «Si parla di questo film da febbraio, ci sono già due persone che hanno detto sì a questa collaborazione. A questo punto decidiamolo insieme, se vogliamo metterla a votazione. Ma prima parlatene in famiglia. Vi presento una persona che mi ha chiesto i vostri recapiti. La cosa migliore è che decidiate direttamente voi se dargliela o meno. Io credo che il progetto sia valido, ma è giusto parlarne insieme».
Ed è apparso il produttore. «Ero molto imbarazzato, poi l’avvocato mi ha detto di venire, devo ringraziare Tanda che ho visto più volte». E quindi: «A volte il cinema arriva laddove non arriva la giustizia, magari succedesse questo. Vorrei che tra un anno uscisse questo film, magari con una proiezione alla Camera, forte, con tutti voi. La storia che racconto è al 60 per cento dei soccorsi. Mi interessa capire perché sono arrivati tardi, ma ho bisogno anche del vostro aiuto. Vi chiedo i vostri numeri telefonici per potervi contattare singolarmente. Ma tenendo presente una cosa: il film lo faccio comunque. Come ho fatto tanti altri film che hanno trattato vicende legate alla cronaca».
È stato a questo punto, dopo il primo altolà di Mario Tinari («senza la nostra verità non potete fare niente») che è intervenuta Federica Di Pietro che con la sorella Fabrizia ha perso i genitori a Rigopiano.
«I soccorritori hanno fatto un lavoro eccezionale, ma io la sera torno a casa e non ho né mio padre né mia madre. Del resto non me ne frega niente. Un film così te lo puoi sognare, Volete fare un film sulle nostre persone care, su chi erano davvero, va bene, ma non è il momento comunque. È impossibile. Per ora non c’è neanche da parlarne».
«L’Italia vuole la prevenzione e non i soccorritori», le ha fatto eco Tinari mentre tra i tavoli ci si iniziava a confrontare. Mentre un collaboratore di Valsecchi ha iniziato a raccogliere materialmente i numeri di telefono dei vari familiari.
«Abbiamo bisogno di voi, del vostro aiuto per ricostruire con esattezza quello che è successo», ha continuato Valsecchi dialogando con ciascuno di loro e facendo riprese con il telefonino. Alla fine, qualcuno sembrava convinto e molti ancora scettici, se non contrari.
«È troppo presto», sostiene Giuliana Borgheggiani, zia di Marinella Colangeli. «La cosa che mi stupisce è che ci sono persone tra di noi che già hanno dato la loro disponibilità», dice Angela Martella. E qualcuno sul pullman ipotizza che ci sia già stata qualche offerta economica. (s.d.l.)
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