«Ciccillo era un maestro, amava il suo Carnevale»

14 Febbraio 2022

LANCIANO . L’amore per l’arte e la musica. La pittura, la chitarra, i personaggi di cartapesta da sparare a Carnevale e la mitezza di un uomo buono. Si definiva il “pittore della notte” Francesco De...

LANCIANO . L’amore per l’arte e la musica. La pittura, la chitarra, i personaggi di cartapesta da sparare a Carnevale e la mitezza di un uomo buono. Si definiva il “pittore della notte” Francesco De Florio De Grandis, conosciuto in città come Ciccillo, freddato ieri mattina da alcuni colpi di pistola sparati dal vicino di casa, Amleto Petrosemolo, arrestato dai carabinieri. Una morte cruenta, che ha scioccato Lanciano. «Ciccillo lo conosco da anni e non avrebbe mai fatto del male a una mosca», dice affranto il sindaco Filippo Paolini. «Lo vedevo spesso, saliva da me in ufficio con i suoi quadri al seguito. Ci ho parlato proprio un paio di giorni fa perché lui era uno degli ultimi maestri carnevalai di Lanciano e gli ho chiesto se potesse portare un suo pupazzo di cartapesta il 1° marzo in piazza per lo sparo di Carnevale. Ovviamente aveva risposto di sì».
Questa della cartapesta era una delle passioni di De Grandis che amava la pittura sopra ogni cosa. I suoi dipinti, scorci della città, di tradizioni locali, nature morte, portano note di colore in tanti negozi e in case lancianesi. Lavorava di notte, così prendeva ispirazione, da qui il soprannome di “pittore della notte”. E amava la musica Ciccillo. Negli anni ’60 è stato chitarrista nel gruppo musicale “I Provos” e anche di altre orchestre. Una passione che ha ereditato uno dei figli, Roberto, affermato flautista. De Grandis era anche un uomo devoto: ieri mattina, infatti, era uscito per andare a messa nella cattedrale della Madonna del Ponte. Faceva parte della Arciconfraternita del Santissimo Rosario, che lo ricorda: «Eri un uomo buono e devoto a Maria. Sempre presente e desideroso di partecipare al rito pasquale dell’Incontro dei Santi in piazza Plebiscito».
«Non ricordo Ciccillo aver mai litigato con qualcuno», raccontano alcuni amici. «Se una discussione degenerava o qualcuno lo offendeva, lui semplicemente lo ignorava e andava via. Arrivava in centro in autobus o con l’autostop ogni giorno, il suo “giro” al corso e in piazza Plebiscito era un rito a cui, purtroppo, è stato messo fine». (t.d.r.)
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