Cicco, settant’anni di amore per il gelato

23 Luglio 2017

Nel locale di Francavilla Gaspari con scorta, Placido e Castellitto

FRANCAVILLA. «Ogni volta che arrivo a un corso di aggiornamento, c’è sempre qualcuno che mi dice: Bruno, ma stai un’altra volta qua, ma che ci vieni a fare? Io invece penso che nelle vita non si smetta mai di imparare e ognuno può farti scoprire qualcosa di nuovo».
Bruno La Selva lo dice con il sorriso aperto e sincero che rivela l’amore incondizionato e la passione per il gelato artigianale “come quello di una volta” che ha scandito i momenti più belli di un’intera famiglia.
Nei 70 anni di attività della storica gelateria “Cicco” di Francavilla è diventato un punto di riferimento e di ritrovo per intere generazioni di clienti che, dagli anni Cinquanta a oggi, non hanno mai smesso di frequentare l’ex chioschetto in via Zara, a pochi passi dal mare.
Un luogo del cuore per i tanti villeggianti che, nelle calde serate estive, tra un cono alla frutta, un sorbetto o una granita, vanno indietro con la memoria agli anni della giovinezza: quelli dei cinturoni e dei pantaloni a zampa di elefante, delle accese discussioni politiche e degli interminabili diverbi calcistici, degli amori sbocciati e delle passioni svanite tra una coppa alla crema e l’altra.
La gelateria “Cicco” il prossimo 4 agosto compie 70 anni di attività e il titolare Bruno (67 anni), assieme alla moglie Patrizia, alle figlie Michela, Francesca e Benedetta e al genero Franco, ha voluto regalare alla città una serata di festa con musica dal vivo per celebrare una tradizione iniziata nel lontano 1947 con il papà Francesco, detto Cicco, e con la mamma Graziella, che oggi non ci sono più.
Com’è cominciata questa lunga tradizione?
«Non ero ancora nato. Era il 1947 quando i miei genitori, rientrati dallo sfollamento dopo la guerra, aprirono il primo negozio in via Nazionale, all’altezza della Sirena. Lì intorno non c’era nulla, era stato tutto raso al suolo, ma loro sistemarono i tavolini tra la strada e i binari della ferrovia e fu subito un successo. Qualche anno dopo, dal 1950 al 1959, ci trasferimmo a Palazzo Castiglione in piazza Sirena e poi, dal 1960, a Palazzo Sirena. A quei tempi, i villeggianti avevano le loro tappe fisse: la mattina al mare e la sera la passeggiata in piazza per mangiare il gelato da Cicco. Dal 1962 aprimmo un chioschetto in via Zara che rimase in piedi fino al 1975, quando rinnovammo la struttura e fu costruita l’attuale gelateria».
Lei quando ha cominciato a lavorare?
«A 12 anni avevo l’incarico di mettere a posto le bottiglie vuote nelle cassette: così, a fine giornata, mi guadagnavo il mio cono gelato. Poi mio padre mi ha insegnato a riempire i coni e, con il passare degli anni, ho sempre cercato di migliorarmi andando a lavorare dai pasticceri più prestigiosi: Chucchi a Milano, Gamberini a Bologna, Molinari a Modena, Tironi all’Aquila, Sironi, Mauri e Camplone a Pescara. Ai miei tempi non c’era alcuna università del gelato, mi ha insegnato tutto mio padre, maestro di vita e…di gelato. Da allora non ho mai smesso di imparare e continuo ancora oggi ad andare ai corsi professionali perché penso che ci sia sempre qualcosa da imparare».
Come mai ha questa convinzione?
«Oggi c’è chi dopo tre giorni di corso si sente un gelatiere e dopo una settimana un maestro solo perché è in grado di calcolare le percentuali di zuccheri e materie solide. Ma i corsi danno solo una breve infarinatura di base. Per diventare un professionista è necessario il lavoro, la pratica e anche commettere inevitabili errori. In molti oggi utilizzano basi pronte e prodotti di derivazione industriale, io invece continuo ad andare tutte le mattine al mercato per cercare la frutta migliore e i prodotti più genuini. L’industria è un gigante in confronto all’artigianato, ma un buon consumatore è in grado di valutarne la differenza. Da Cicco, ad esempio, il migliore cliente sono io».
Quali sono i gusti di cui è più orgoglioso?
«Il gelato alle visciole: un frutto simile alle amarene selvatiche, diventato il nostro cavallo di battaglia. L’accoppiata visciole e more di gelso è molto gustosa. L’ho scoperto per caso durante un giro in moto. Ho assaggiato queste bacche e le ho riportate a casa per provare a trasformarle in gelato. Il risultato è stato stupefacente, al punto che il giorno dopo avevo già mandato mia moglie e le mie figlie in giro per i mercati a cercare qualche contadino che le avesse».
Ci sono personaggi famosi tra i suoi clienti?
«Negli anni sono passati da “Cicco” tantissimi politici, come Remo Gaspari che arrivava con tutta la scorta e creava un gran trambusto, oppure più di recente il senatore Razzi. Tra i personaggi dello spettacolo ogni tanto vengono Michele Placido o Gabriele Cirilli. Una volta arrivò l’attore Sergio Castellitto, ricordo che mi chiese la gentilezza di chiamargli un taxi ma io iniziai a insistere per accompagnarlo in albergo: non potevo dirgli che a Francavilla non esistono i taxi».
Il locale negli anni ha ricevuto centinaia di attestati e riconoscimenti, ma qual è il segreto del suo successo?
«Può sembrare banale, ma il segreto è l’amore per il gelato e per questo mestiere e, ancora di più, la fortuna di avere una famiglia unita che da quattro generazioni continua con umiltà a mettere la propria esperienza al servizio dei clienti. Ci piace conservare la nostra tradizione, ma sappiamo anche rinnovarci continuamente rimanendo al passo con i tempi».
©RIPRODUZIONE RISERVATA