Ciclone, ecco l’ultimo atto per 200 mila euro di danni

Cantagallo e altri 6 condannati a risarcire il Comune vanno in Cassazione Tra un mese il verdetto. Le difese: «Siamo stati assolti, non paghiamo»
MONTESILVANO. Sono stati condannati a pagare 200 mila euro al Comune di Montesilvano per i danni di immagine provocati da arresti e processi, ma non esiste una condanna penale passata in giudicato perché, in parte, sono stati assolti e, in parte, i reati loro contestati sono stati prescritti e cancellati dal tempo che è passato. Non è ancora finito il Ciclone di Montesilvano: resta da girare l’ultimo atto e si girerà a Roma.
Dieci anni. Sono passati quasi 10 anni da quell’alba del 15 novembre 2006 quando l’allora sindaco Pd Enzo Cantagallo fu arrestato con l’accusa di aver preso tangenti in cambio di favori nell’appalto delle fogne di via Adige e, adesso, il Ciclone partorisce un’altra creatura dalla strana, incerta e controversa morfologia giuridica: un mese di attesa e poi ci sarà l’atto finale di un caso che ha cambiato la storia recente di Montesilvano. L’ultima parola sarà quella dei giudici della Corte di Cassazione che dovranno decidere se Cantagallo e altri 6 tra imprenditori ed ex amministratori hanno provocato danni di immagine al Comune.
Dopo l’appello. La Corte d’Appello dell’Aquila, il 21 novembre 2014, ha decretato la fine del processo penale tra assoluzioni e prescrizioni, ma ha disposto anche il risarcimento dei 200 mila euro divisi tra Cantagallo, altri 5 ex amministratori e un imprenditore pescarese. Il 18 febbraio prossimo sarà il giorno della decisione definitiva: Cantagallo, per molti già in campagna elettorale in vista delle amministrative del 2019, saprà se dovrà risarcire il Comune che ha amministrato 10 anni da assessore e altri due da sindaco oppure no. Ed è per questo che la sentenza della Cassazione è attesa dalla politica locale: potrebbe essere un lasciapassare per le elezioni o un altro turno di stop.
Rebus soldi. E poi in ballo ci sono i soldi, la cosa più importante di tutte, ancora prima delle condanne penali: in base al secondo grado di giudizio, l’ex sindaco è stato condannato a risarcirne 70 mila, l’imprenditore Duilio Ferretti poco più di 40 mila, 20 mila a testa l’ex dirigente all’Urbanistica Ronaldo Canale, gli ex assessori Paolo Di Blasio e Guglielmo Di Febo e il dipendente comunale Alfonso Di Cola, 4 mila l’ex assessore Attilio Vallescura.
Le difese contestano. Ma i 7 che hanno impugnato la sentenza di appello non vogliono risarcire i danni di immagine perché ritengono di non averne affatto provocati. E, su questo, la tesi delle difese si regge su un precedente pronunciamento della Corte dei conti: «Nel 2010», spiega Cantagallo, «fummo citati dalla procura della Corte dei conti, ma la richiesta di danni fu rigettata per l’assenza di una sentenza irrevocabile di condanna». Per Cantagallo, «serve una condanna definitiva per essere, poi, condannati a pagare i danni di immagine e, nel nostro caso, manca proprio una sentenza irrevocabile perché siamo stati assolti. Quindi, se sono stato assolto con una sentenza di secondo grado non vedo perché dovrei risarcire i danni di immagine al Comune». I 7 contestano anche il frazionamento dei 200 mila euro.
Comune parte civile. Il Comune si costituirà parte civile nel procedimento: il sindaco Francesco Maragno e gli assessori hanno affidato l’incarico della difesa all’avvocato Serena Tucci dello studio Falconi di Roma, stessa professionista che ha assistito il Comune già nel primo e secondo grado di giudizio.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

