Cimitero, gli indagati salgono a 10: il pm contesta anche la corruzione

18 Gennaio 2024

L’ipotesi della procura: l’architetto del Comune non ha fermato l’interramento dei rifiuti pericolosi In cambio, il figlio avrebbe ricoperto ruoli apicali in società legate a uno degli imprenditori accusati

FRANCAVILLA. Spunta anche il reato di corruzione e salgono a dieci gli indagati nell’inchiesta della procura di Chieti sui rifiuti pericolosi interrati al cimitero comunale di Francavilla. La nuova contestazione si aggiunge alle ipotesi di frode nelle pubbliche forniture, gestione o realizzazione di discarica non autorizzata e soppressione di cadavere (tra il materiale smaltito illecitamente sono stati trovati anche resti umani). I primi ad aver ricevuto l’avviso di garanzia sono stati gli imprenditori Franco Antonio De Francesco, 56 anni di Isernia, e Alessandro De Francesco, 54 anni, anche lui isernino; Carlo Sbaraglia, 59 anni di Francavilla, dipendente dell’azienda incaricata dell’intervento; l’architetto del Comune adriatico Maurizio Basile, 55 anni di Chieti, responsabile unico del procedimento; Luigi Febo, teatino di 58 anni, presidente del consiglio comunale di Chieti, coinvolto non nella veste di politico ma per la sua attività professionale di architetto e, nel caso specifico, di direttore dei lavori per l’ampliamento; e le società Cimitero San Franco e De Francesco Costruzioni (responsabilità amministrativa). I nuovi indagati sono Matteo Basile, 25 anni, figlio di Maurizio; Lesya Tsiluyko, ucraina di 46 anni, compagna di Franco Antonio De Francesco e amministratrice di una società a lui riconducibile; e Marcello Gianferotti, 57 anni di Massa Marittima, che ha rapporti economici con lo stesso imprenditore. L’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Giancarlo Ciani, è condotta dai carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Chieti.
Il reato di «corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio» è contestato perché, in base alle ipotesi accusatorie, Maurizio Basile avrebbe omesso di svolgere attività di verifica sui lavori portati avanti nell’area del nuovo cimitero, di fatto non fermando l’interramento dei rifiuti, e – in cambio – il figlio Matteo avrebbe ricoperto ruoli apicali in società riconducibili a Franco Antonio De Francesco, ricevendo compensi per queste prestazioni lavorative. Così, qualche giorno fa, sono scattate nuove perquisizioni da parte dei carabinieri e della sezione di polizia giudiziaria della guardia di finanza.
Lo scorso luglio l’intero cimitero, su ordine del pubblico ministero, è stato sequestrato dai militari dell’Arma. Dai successivi scavi è emerso che, nell’area in questione, è stato sepolto anche amianto. Le analisi effettuate dai tecnici dell’Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente (Arta) e le attività portate avanti dai consulenti nominati dal pm sono finalizzate anche a verificare il livello di inquinamento e la sua estensione nel sottosuolo.
Gli indagati sono difesi dagli avvocati Giuseppe De Cinque, Domenico Di Berardino, Antonello Remigio, Marco Femminella, Maurizio Ciocca, Patrizia Silvestri, Antonio Luciani, Marco De Merolis ed Emanuele Dell’Elce. Il Comune di Francavilla risulta parte offesa ed è assistito dall’avvocato Marco Spagnuolo.
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