Cinquecento toghe fanno causa all’Inps

15 Aprile 2018

L’ente chiede maxi somme arretrate: domani il sit-in davanti alla sede di Pescara, il 26 la causa in appello all’Aquila

PESCARA. Un flash mob silenzioso, domani mattina, davanti alle sedi di diversi tribunale e sedi Inps italiane, tra cui quella di Pescara. Stavolta, a protestare, sono gli avvocati, quelli giovani, che come tutti i professionisti a inizio carriera guadagnano cifre che spesso non superano i 5mila euro l’anno.
Insieme a ingegneri, architetti, commercialisti, ragionieri, medici e amministratori di società semplici, sono i destinatari di centinaia di migliaia di cartelle da parte dell’Inps (delle quali 120mila riguardano solo gli avvocati), attraverso le quali l’istituto di previdenza chiede somme che vanno dai 2.500 ai 30mila euro, a titolo di “contributi previdenziali non versati nella cosiddetta gestione separata”.
In Abruzzo gli avvocati che si trovano in questa situazione sono circa 500, ma a questa cifra vanno aggiunti i professionisti appartenenti alle altre categorie interessate. Contributi non dovuti, dicono i destinatari delle cartelle, forti di diverse sentenze emesse nei tribunali italiani, tra i quali quelli di Chieti e Pescara, e che invece secondo l’Inps vanno versati. Due posizioni in antitesi, che hanno generato un contenzioso senza fine.
OPERAZIONE POSEIDONE. Tutto ha avuto inizio nel 2011, quando l’Inps incorpora l’Inpdap, iscrivendo la cosiddetta “avvocatura di base” alla gestione separata.
Ma gli avvocati, che hanno un loro albo e una cassa previdenziale, organismi ai quali sono tenuti a versare i contributi, promuovono azioni legali che vedono, in molti casi, l’Inps soccombere. Nel 2012 l’operazione viene sospesa dal Governo, ma tra giugno e luglio 2015, quando il buco di bilancio dell’Inps ha raggiunto oltre 40 miliardi di euro, l’Istituto la rispolvera, denominandola “Poseidone 2”.
I TRIBUNALI. Molti giudici, tra i quali anche quelli dei tribunali di Chieti, Lanciano e Pescara, danno ragione agli avvocati. In particolare, il giudice di Chieti sentenzia che se un avvocato versa contributi alla Cassa forense non è tenuto a versarli anche alla gestione separata dell’Inps. Anche secondo quanto stabilito dalla maggioranza dei Giudici del lavoro chiamati a pronunciarsi sulla questione, l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata non sussiste per coloro i quali siano iscritti a una cassa previdenziale professionale autonoma e svolgano attività già soggette al versamento di qualunque contributo presso la propria Cassa previdenziale privata.
LA CASSAZIONE. Nel frattempo, sono già arrivati in Cassazione i primi ricorsi intentati in altre regioni d’Italia. E la Corte, il 18 dicembre 2017, con due pronunce che lasciano l’amaro in bocca ai professionisti coinvolti, emesse per il caso degli ingegneri e degli architetti, accoglie il ricorso dell’Inps ribaltando le precedenti sentenze. In Abruzzo, l’iter giudiziario si trova ancora in appello. Circa sessanta ricorsi saranno discussi all’Aquila, nella sezione lavoro della Corte d’appello, il prossimo 26 aprile.
LE GANASCE. L’Inps, che non ha mai sospeso le attività di recupero dei contributi, nel frattempo, oltre alle cartelle sta inviando anche pesanti sanzioni. «Molti giovani professionisti», dicono alcune delle persone in attesa della sentenza di appello, «nel frattempo sono stati costretti a cancellarsi dagli albi, altri lo faranno. Ma vi è di più. L'Agenzia delle Entrate Riscossione ha persino notificato agli stessi avvocati, sia in pendenza di giudizio che di sentenza favorevole per i professionisti, il preavviso di fermo amministrativo sugli autoveicoli per le stesse richieste impugnate in giudizio».
NON È FINITA. Gli avvocati, però, non mollano la presa, e già pensano a nuove iniziative giudiziarie con nuove denunce-querele presso le Procure territorialmente competenti, ed esposti collettivi (per danno erariale) alle Procure della Corte dei conti di Puglia, Campania, Calabria, Sicilia, Toscana, Abruzzo, Lazio e Lombardia. I professionisti sono disperati: «Professioni in ginocchio e famiglie in mezzo a una strada», dicono. «Si dovrà pensare di chiedere finanziamenti, non per pensare al nostro futuro, ma per ripianare un buco di bilancio dell'Inps che altri hanno creato e che noi ci troviamo a combattere da oltre tre anni, e che saremo chiamati a pagare». Nell’ottobre del 2017 il Movimento 5 stelle ha presentato un’interrogazione parlamentare sulla vicenda. Non è stata mai discussa. (a.bag.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.