Città unita, il Comune va al Tar: «L’unico nome è Nuova Pescara»

16 Marzo 2024

Maggioranza e opposizione approvano la mozione presentata dal Pd: entro un mese scatta il ricorso De Martinis: «La legge regionale che parla solo di “Pescara” non rispetta Montesilvano e Spoltore»

MONTESILVANO . Montesilvano fa fronte comune sul nome della futura città che sorgerà dalla fusione con Pescara e Spoltore: deve essere Nuova Pescara e non semplicemente Pescara. Ieri, il consiglio comunale ha approvato all’unanimità una mozione presentata dalla consigliera del Pd Romina Di Costanzo che impegna la giunta del sindaco Ottavio De Martinis a farsi portavoce di questa volontà, già ribadita in diverse occasioni ma che si scontra con la legge regionale 13 del 2023 che, non solo parla di «nuovo Comune di Pescara», ma ripete questa denominazione per ben 36 volte. Una circostanza che non piace affatto ai consiglieri di Montesilvano che, come avvenuto anche per Spoltore ma non ancora per il capoluogo adriatico, hanno già approvato uno statuto in cui il nome della città unita è Nuova Pescara. Ed è per questo che la vicenda, ieri mattina, è riuscita a mettere d’accordo la maggioranza del sindaco Ottavio De Martinis e l’opposizione, composta dai gruppi consiliari Pd e M5S, compatti nel difendere la nomenclatura di Nuova Pescara.
La mozione impegna l’esecutivo De Martinis, entro 30 giorni dall’approvazione, a «impugnare in ogni sede la legge regionale Disposizioni per l’istituzione del nuovo Comune di Pescara in tutte le parti in cui nel riferirsi al nuovo soggetto di fusione utilizza la nomenclatura Pescara anziché Nuova Pescara», si legge nel documento, «al fine di preservare la denominazione “Nuova Pescara” come simbolo dell’unità e della storia dei comuni costituenti». Come evidenziato dalla consigliera Di Costanzo: «Potrebbe sembrare una questione di lana caprina, ma in questo caso la forma è sostanza. “Nuova Pescara” rappresenta non solo una denominazione, ma anche un simbolo dell’unità e della fusione delle comunità che testimonia il passaggio storico e svolge un ruolo di guida nel processo di integrazione dei territori, senza mortificare nessuno dei comuni costituenti».
Un ragionamento condiviso dal primo cittadino. «Questa è una questione importante e condivisa da tutte le forze politiche che siedono in questo consiglio, così come da Spoltore», ha dichiarato De Martinis. «Se qualcuno andrà contro le volontà espresse dai nostri due consigli comunali, noi faremo di tutto per sottolineare quanto la legge regionale vada nella direzione contraria anche rispetto a quella che è stata la volontà referendaria». Il sindaco ha poi colto l’occasione anche per tornare sul tema dei costi della fusione: «Pescara ha mandato un report economico delle spese da sostenere in questa annualità, ma anche nelle future, e solo relativamente alle cinque funzioni associate, che sono finora minime, noi dovremmo sostenere 300/400mila euro. Questo a me preoccupa tanto perché finora nessuno ha notato i benefici, mentre tutti, a cominciare da me e dal settore finanziario, abbiamo notato quanti soldi verranno sottratti al Bilancio del nostro Comune. Se il buongiorno si vede dal mattino, io non so dove andremo a finire».
Intanto, ieri mattina a palazzo di città, anche l’ex consigliere comunale Gabriele Di Stefano, armato di cartelloni, è tornato ad attuare la sua protesta contro la fusione che porta avanti ormai da anni.