Città unità, è scontro sul nome Ora il caso finisce in tribunale

Di Costanzo, consigliera Pd di Montesilvano, presenta una mozione per impugnare la legge regionale «Il referendum del 2014 prevedeva “Nuova Pescara” e quella denominazione non si può cambiare»
PESCARA. Potrebbe finire in un’aula di tribunale lo scontro politico tra Pescara, Montesilvano e Spoltore per il nome della città unita che dovrebbe nascere il 1° gennaio del 2027. Mancano meno di tre anni alla fusione fra le tre città e, mentre i primi servizi sono già accorpati, non c’è ancora certezza sul nome.
Al referendum del 25 maggio 2014, la scheda votata dai cittadini parlava di “Comune di Nuova Pescara” mentre la legge regionale 13 del 2023, che ha spostato l’istituzione della città unica al 2027 anziché dal 2024, parla di “nuovo Comune di Pescara”. Se non fosse già chiara l’intenzione della legge regionale, approvata con la presidenza di Lorenzo Sospiri di Forza Italia, la denominazione “nuovo Comune di Pescara” è citata 36 volte. Un ingorgo amministrativo reso ancora più complicato dalla lite politica in corso: Montesilvano e Spoltore hanno già votato uno statuto che prevede il nome Nuova Pescara (oltre alla divisione in 4 municipi con gli incarichi politici), mentre l’amministrazione Masci continua a premere per Pescara e si è rifiutata di votare il documento.
Chi ha ragione, adesso, potrebbe dirlo il Tar di Pescara: la consigliera comunale del Pd di Montesilvano, Romina Di Costanzo, ha presentato una mozione che sarà discussa nella seduta di oggi alle ore 9 (anche se il consiglio potrebbe slittare e svolgersi in seconda convocazione, domani alle 10). Con la mozione, Di Costanzo chiede al sindaco Ottavio Di Martinis della Lega di «impugnare in ogni sede la legge regionale “Disposizioni per l’istituzione del nuovo Comune di Pescara” in tutte le parti in cui nel riferirsi al nuovo soggetto di fusione utilizza la nomenclatura Pescara anziché Nuova Pescara». Una mozione che potrebbe passare con un voto trasversale: «La denominazione Nuova Pescara, sulla quale si sono espressi i cittadini, assume il ruolo di testimone, tracciatore e custode dell’avvenuta fusione senza mortificare gli altri due Comuni costituenti», recita la mozione.
«La Corte Costituzionale», spiega la consigliera Dem, «ha ribadito il principio che il cambio di denominazione di un comune richiede il coinvolgimento delle popolazioni interessate. La modifica non può avvenire unilateralmente attraverso una semplice legge regionale, a meno che non si voglia ignorare la volontà popolare». È andata così anche per aggiungere la parola “terme” al Comune di Popoli: i cittadini sono stati chiamati al voto per scegliere.
«Nuova Pescara rappresenta non solo una denominazione», dice Di Costanzo, «ma anche un simbolo dell’unità e della fusione delle comunità. Essa testimonia il passaggio storico e svolge un ruolo di guida nel processo di integrazione dei territori senza cancellare le identità dei comuni costituenti. In questa fase cruciale di fusione territoriale, è essenziale riconoscere l’importanza di forma e sostanza nella definizione del nostro nuovo ente. Forzare una denominazione senza tener conto della volontà popolare e delle identità territoriali non solo mina la fiducia nella nuova istituzione, ma ostacola anche il processo di integrazione e collaborazione tra i territori coinvolti». E Di Costanzo lancia un appello a Pescara: «È nostro dovere lavorare insieme per dare forma e sostanza al progetto Nuova Pescara in modo che diventi una realtà metropolitana attraente nel panorama del Medio Adriatico. Questo richiede uno spirito di cooperazione e un impegno comune nell’elevare il nostro progetto al di sopra delle divisioni e delle forzature, affinché possa veramente rispecchiare le aspirazioni e le potenzialità delle nostre comunità».
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