Civitarese: i ciclisti sopraffatti dalle auto

PESCARA. Il rispetto delle regole in strada e la difficile convivenza auto-bici dopo la morte del 20enne ghanese Philip Bovi a Francavilla, investito mentre pedalava, sono al centro dell’intervento...
PESCARA. Il rispetto delle regole in strada e la difficile convivenza auto-bici dopo la morte del 20enne ghanese Philip Bovi a Francavilla, investito mentre pedalava, sono al centro dell’intervento dell’ex assessore al traffico Stefano Civitarese, docente di Diritto pubblico all’università d’Annunzio.
TUTTI AL TELEFONO. «Non vi è dubbio che l’aumento delle bici in circolazione, un fatto certamente positivo, ma ancora un fenomeno ampiamente di nicchia, crei anche qualche problema e che gli stessi ciclisti (anzitutto perché è nel loro interesse) debbano abituarsi a un uso più consapevole del mezzo. Ciò detto, trovo sorprendente che si riduca il problema al rispetto del codice della strada da parte dei ciclisti. Chiunque circoli per la città (in bici con casco e gilet fosforescente come faccio io) è testimone di un uso della strada da parte degli automobilisti che è continuativamente in violazione sia del codice della strada sia di regole minime di convivenza civile. Parlare al telefono, tenuto in mano, durante la guida è la regola. Chiunque si sente autorizzato a lasciare ovunque il proprio mezzo spesso ingombrante (le piste ciclabili sono diventate un nuovo luogo privilegiato per questo), con auto in sosta in doppia e tripla fila non appena la carreggiata lo consenta».
VIALE PINDARO. «I limiti di velocità sono puramente opzionali come pure il fermarsi sulle strisce pedonali. Inviterei i cortesi vigili urbani un giorno qualsiasi in viale Pindaro, dove a tutela della vagheggiata cittadella universitaria, è stata istituita una zona 30, per verificare se vi sia qualcuno che almeno una volta rispetti questo limite. Accetto scommesse. Se si sanzionassero un decimo, o anche un quinto di queste violazioni, risolveremmo d’acchito tutti i problemi delle sofferenti finanze comunali».
PISTE CICLABILI. «È evidente come tutto questo non renda per niente facile la vita alle persone che vogliano scegliere la bici come mezzo di trasporto, anche tenendo conto del ritardo con cui procede (augurandomi che proceda) la realizzazione della rete delle piste ciclabili, che in linea di principio separano le due modalità di uso della strada, in parte risolvendo i problemi di coesistenza. Nei vari strumenti di programmazione elaborati negli ultimi due anni dall’amministrazione comunale vi è un punto fermo, che poi è il punto fermo dell’Unione europea e dei Paesi dove le politiche di mobilità sono una cosa seria».
PRIMA I PEDONI. «Le strade e le pertinenze nelle aree urbane sono di tutti con una precisa gerarchia di uso: prima i pedoni, poi il trasporto pubblico, poi i ciclisti e infine gli altri. Le auto in città dovrebbero circolare in “punta di piedi” e sentirsi ospiti importuni. Invece continuano a farla da padroni, impestando l’aria di fumi e l’etere di rumore, e si continua a parlare di smart city, di città pulite e vivibili, di economia circolare. Ciclisti e pedoni: studiamo il codice della strada. Però fotografiamo tutte le auto in doppia fila, che ostruiscono le fermate dei bus o che non si fermano sulle strisce e inviamole alla polizia municipale. Meglio di no. Dopo un paio di giorni, i server impazzirebbero per l’abnorme quantità di dati e avremmo fatto un buco nell’acqua».

