Civitarese: una poltrona bollente c’è una sorta di sottile boicottaggio
PESCARA. «Evidentemente è un posto caldo, bollente». Prova a scherzarci su l’ex assessore comunale alla Mobilità e alle aree strategiche Stefano Civitarese Matteucci chiamato a commentare la notizia...
PESCARA. «Evidentemente è un posto caldo, bollente». Prova a scherzarci su l’ex assessore comunale alla Mobilità e alle aree strategiche Stefano Civitarese Matteucci chiamato a commentare la notizia delle dimissioni di Giuliano Diodati, che da Civitarese, dimissionario anche lui a marzo, aveva ereditato la Mobilità.
Lei ha lasciato dopo un anno e mezzo, tornando a fare a tempo pieno il docente universitario. Come interpreta oggi queste nuove dimissioni del suo successore?
Ho letto la lettera di Diodati e mi sembra che parta da una vicenda concreta a cui teneva molto anche quando eravamo in giunta insieme (Diodati era stato estromesso ad agosto 2017 per far posto a Teodoro in giunta, ndr), il Rampigna. Ma quello che mi colpisce è il riferimento alla mobilità sostenibile. Diodati deve aver toccato con mano il fatto che, purtroppo, qualsiasi politico che voglia cambiare un po’ il corso degli eventi è oggetto di una forma di sottile boicottaggio. È come andare a sbattere contro un materasso: non ci sono apparentemente obiezioni di principio da parte della maggioranza, e però viene messo in atto un meccanismo in cui tutto viene diluito e ti rendi conto che non si vuole andare nella direzione della mobilità sostenibile. Ci sono anche pesanti responsabilità della politica regionale, sui trasporti e la mobilità a dir poco evanescente. Diodati lo capisco. Credo che dopo una prima fase di assestamento intendesse portare avanti i progetti già in campo. Immagino sia andato incontro alle mie stesse frustrazioni.
Però nella sua lettera di dimissioni Diodati scrive che “il progetto sull’area di risulta sembra partorito da chi in questa città non ci vive”.
A me non risultava che aveva questa posizione, sia prima sia dopo. Posso dire, però, che per far comprendere appieno il progetto del parco centrale è mancato un passaggio fondamentale: andava visto e illustrato all’interno del piano strategico che comprende tre aree chiave della città, dall’università a Montesilvano e verso l'area metropolitana tenuto insieme da una rete di mobilità alternativa completamente nuova. Ha un senso molto diverso parlare dell’area di risulta all’interno di questo piano strategico piuttosto che solo di quel fazzoletto pur così importante.
Diodati accusa il sindaco di essersi prestato “ai soliti giochi di potere”. Lei, che si dimise, che idea ha della gestione Alessandrini?
Non so a quali giochi si riferisca Diodati. Quello che posso dire, e che ho già detto all’epoca, è che il sindaco ha una grossa responsabilità, perché pur avendomi chiamato per impostare una strategia innovativa, di svolta, non ha mostrato di crederci.
Ormai l’area di risulta è una leggenda metropolitana. Si realizzerà mai un progetto?
Per farlo ci vuole la politica che sa decidere tenendo conto degli interessi generali, ma anche un clima e un dibattito pubblico fondato sui fatti e su un minimo di reciproca buona fede, che non c’è. Tutto quello che si dice in giro sull’area di risulta è fondato su pochi dati e molta strumentalizzazione. Ma se non si adottano politiche coraggiose e il dibattito non si eleva a confronto serio, è un progetto che non si realizzerà mai.
Lei ci ha creduto, di poterlo realizzare?
A un certo punto mi ero illuso, come per il resto.
Invece poi a marzo si è dimesso sulla questione del doppio senso di corso Vittorio Emanuele che la sua maggioranza voleva ripristinare come ha fatto, in spregio al progetto sulla mobilità che lei stava realizzando. A distanza di otto mesi, che sentimento ha provato leggendo delle dimissioni di Diodati?
Intanto sono stato colto di sorpresa. Ho provato un senso di solidarietà avendo vissuto, seppur con molte differenze, difficoltà simili. Ma quello che mi dispiace davvero è che queste dimissioni rappresentano la pietra tombale per la mobilità sostenibile di questa amministrazione. Non so se arriverà un altro assessore o se il sindaco terrà le deleghe per sé, ma mi pare un punto non molto rilevante.
Il risultato è che anche questa amministrazione non riuscirà a dare alla città un progetto sull’area di risulta. Secondo lei perché?
Oltre a quello che dicevo prima, c’è anche che il centrosinistra va rifondato. È schiavo di divisioni, privo sia di leadership sia di base, incline ad assecondare spinte corporative che determinano scelte tra loro contraddittorie e di corto respiro.
Ha intenzione di candidarsi?
No.
Gliel’hanno chiesto?
Veramente no.
E se glielo chiedessero?
Siccome si sa che porrei condizioni incompatibili con l'attuale sistema non credo nessuno me lo chiederà.
Un nome: potendo scegliere, a chi affiderebbe la mobilità?
Mah. Nessuna persona che si ispiri ai principi della mobilità sostenibile oggi accetterebbe, quindi non bruciamo nomi. Si tratta di gestire un po’ il traffico, sperando in tempi migliori.(s.d.l.)

