Classico agitato: protestano anche i genitori

20 Dicembre 2017

Nel mirino la settimana corta e il contributo volontario di 80 euro, 160 studenti non entrano in classe

PESCARA. Settimana corta e contributo volontario di 80 euro: gli studenti bocciano i provvedimenti presidenziali e scatta la mobilitazione al liceo classico D’Annunzio, diretto da Donatella D’Amico. Ieri pomeriggio la protesta pacifica di studenti e genitori è iniziata con un incontro al parco di Villa de Riseis e oggi continuerà nel cortile dell’istituto di via Venezia dove una parte dell’intero corpo studentesco terrà un’assemblea straordinaria «per mobilitare tutte le nostre forze, alzare l’attenzione della città e indurre la preside e la maggioranza-minoranza a tenere in considerazione vera la dignità di studenti e genitori». Questo scrivono, facendo rimbalzare le parole sui social, tre dei quattro (uno dei quali non ha aderito all’iniziativa) rappresentanti degli studenti in consiglio di istituto, Francesco Cristini, 3D; Chiara Michelini 2D e Otman Hmich 2C. Tutto ha avuto inizio da una richiesta degli studenti e, a loro dire, «da un rifiuto della dirigente scolastica». «Abbiamo chiesto», spiega Cristini a nome del gruppo, «di autorizzare nell’aula magna un’assemblea di comitato, in cui sono presenti i rappresentanti di classe, da svolgere in istituto in orario extrascolastico, allo scopo di affrontare i nostri problemi che non vogliono essere la classica scusa prenatalizia per fare festa, ma sono questioni serie. La preside ci ha negato il permesso». I ragazzi, però, non sanno spiegare le motivazioni del diniego del dirigente scolastico che comunque si è sempre dichiarata «disponibile all’ascolto». In ogni caso, è questa la ragione per cui è stato scelto il parco di Villa de Riseis, area strategica nelle vicinanze dell’istituto, per ragionare sulla contestazione che prosegue anche oggi. Dice Cristini, 18 anni di Pescara: «Eravamo in 160 studenti», su circa 900 iscritti al liceo, «e 30 genitori a confrontarci su come far fronte all’ennesimo atto di forza della maggioranza in consiglio d’istituto, contro l’intera componente studentesca, ben tre docenti e il rappresentante dei genitori. Primo problema fra tutti, la settimana corta che così come è impostata non funziona». A detta degli studenti, i giorni peggiori sono lunedì e martedì, quando le scolaresche entrano in classe alle 8,15 e vanno avanti fino alle 14,45. «Da qui in avanti», incalza Cristini, «abbiamo 45 minuti di pausa panino, consumato sulle scale o nella pizzeria di fronte oppure in mensa, per chi lo desidera. Rientriamo in classe alle 14.30 e proseguiamo le lezioni nelle due ore successive con materie molto pesanti come greco, italiano, latino, quando invece ci era stato promesso a inizio anno che a fine giornata le lezioni si sarebbero alleggerite, per esempio con materie tipo educazione fisica o religione». Prosegue il rappresentante di istituto: «Il martedì abbiamo le interrogazioni, ma molti di noi, soprattutto i pendolari, la sera precedente rientrano a casa tardi dopo le lezioni fino a tardo pomeriggio, anche dopo le 19 per via dei viaggi da affrontare fuori città. Hanno poco tempo da dedicare allo studio per il giorno dopo e accade spesso che il martedì si registrino molte assenze». Altro motivo di protesta è la "tassa", così la definiscono gli studenti, sul contributo volontario, fissata a 80 euro. «Il consiglio di istituto del 15 dicembre ha proposto lo scorporo degli 80 euro in 2 parti: una da 30 euro (senza il pagamento della quale si viene privati del libretto delle assenze, assicurazione e accesso vietato alla piattaforma del registro elettronico) e una da 50 per accedere alle attività pomeridiane.
Cinzia Cordesco