Clienti sequestrati e ricattati Cinquantenne ci rimette la casa

27 Giugno 2015

TERAMO. C’è anche il consumatore cinquantenne costretto a cedere il proprio appartamento per saldare il debito di droga accumulato negli anni e quello sequestrato per un giorno perchè in ritardo con...

TERAMO. C’è anche il consumatore cinquantenne costretto a cedere il proprio appartamento per saldare il debito di droga accumulato negli anni e quello sequestrato per un giorno perchè in ritardo con il pagamento delle dosi: non c’è solo l’ associazione a delinquere finalizzata allo spaccio nell’elenco dei reati ipotizzati dall’accusa.

Il pm della procura distrettuale David Mancini ad alcuni contesta anche il reato dell’estorsione e del sequestro di persona. «Tra gli incarichi assegnati a David Gjini», si legge a questo proposito nella richiesta del pm, «assume rilievo sia quello di esecutore di azioni di forza nei confronti dei debitori dell’organizzazione che quello di custode della sostanza stupefacente».

E nella richiesta di arresto presentata dal pm al gip vengono delineati i ruoli dei vari componenti dell’organizzazione che aveva varie ramificazioni sul territorio non solo teramano ma anche pescarese dove l’associazione da qualche tempo era entrata per contendersi il mercato dello spaccio. «Mare George Adrian, cittadino romeno stabilmente residente a Teramo», si legge ancora nella richiesta del pm, «è addetto alle singole cessioni e alla custodia dello stupefacente. E’ legato ai fratelli Gjini da inequivocabili interessi afferenti l’attività di spaccio emersi da una serie di riscontri acquisiti nel corso delle indagini. Il Mare rappresenta il secondo braccio destro operative alle dipendenze del capo Arjian deputato a funzioni variegate tra le quali in via principale quella di custodire lo stupefacente e di smerciarne una parte lungo la fascia costiera secondo un piano di ripartizione delle zone». Secondo l’accusa, infatti, l’organizzazione aveva affidato a diverse persone lo spaccio nelle varie zone in cui agiva. Non solo in città, ma anche sulla costa teramana e pescarese. Una volta che i carichi di droga, soprattutto cocaina, arrivavano dalla piazza di Milano ( secondo l’accusa attraverso il coinvolgimento dei fratelli albanesi arrestati tra Milano e Varese) venivano suddivisi e successivamente affidati agli spacciatori di riferimento. I due fratelli Gjini sono difesi dall’avvocato Nello Di Sabatino.

La prima attività di indagine portata avanti nel 2014 ha permesso alla squadra mobile teramana di arrestare sei persone e sequestrare un chilo di cocaina e tre di marijuana. Successivamente le indagini hanno consentito di bloccare altri grossi quantitativi di sostanza stupefacente che veniva trasportata da corrieri. Oltre che da Milano, sempre secondo la versione degli investogatori, la droga arrivava anche dal mercato di Bari.(d.p.)

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