Club nautico, Di Bartolomeo si dimette e accusa

PESCARA. Alla fine ha vinto l’ostruzionismo di chi, Riccardo Di Bartolomeo, proprio non lo voleva alla guida del club nautico di Pescara. E così, a quasi tre mesi dalla sua riconferma per un voto...
PESCARA. Alla fine ha vinto l’ostruzionismo di chi, Riccardo Di Bartolomeo, proprio non lo voleva alla guida del club nautico di Pescara. E così, a quasi tre mesi dalla sua riconferma per un voto sulla sfidante Elvira Nicolaj, nelle elezioni anticipate dello scorso 18 aprile seguite alle improvvise dimissioni di sei dei nove componenti del direttivo guidato anche allora da Di Bartolomeo, il velista pescarese si è dimesso. E per gli otre 170 soci del club nautico si annunciano nuove elezioni, le terze in meno di due anni quando un solo mandato ne dovrebbe durare tre.
Le ragioni di una decisione che sembra irrevocabile le ha spiegate lo stesso Di Bartolomeo in una dettagliata lettera inviata agli oltre 170 iscritti del club: «Le ragioni sono da rinvenirsi nelle possibili gravi responsabilità cui la condotta di alcuni consiglieri espone la mia persona in qualità di legale rappresentante del sodalizio». Ce l’ha con i consiglieri dimissionari nel precedente mandato che, rimarca, «nonostante le rassicurazioni ricevute hanno continuato a screditare il mio operato e la mia persona».
E nel ricordare tutte le questioni burocratiche affrontate e superate durante la sua gestione, dalla polizza rischi priva di sottoscrizione alla omessa iscrizione dell’autorizzazione federale per la scuola vela (particolare che, sottolinea il presidente dimissionario, «mi ha esposto a una grandissima responsabilità personale in caso di infortunio a un allievo»), Di Bartolomeo ha ricordato le sponsorizzazioni raccolte nel 2014, l’aumento dei nuovi soci, gli eventi e le regate organizzati, l’istituzione della scuola vela e le ingenti somme anticipate, oltre al tentativo di recuperate le quote dei soci morosi. «Nonostante l’impegno profuso anche da alcuni nuovi consiglieri», conclude Di Bartolomeo, «devo prendere atto che non abbiamo modo di riattivare le attività del club che sono ferme al 18 aprile, giorno delle elezioni».
«Le mie dimissioni», conclude, «sono volte ad evitare il procrastinarsi di questo ostruzionismo perpetrato contro la mia persona, contro lo statuto e contro gli stessi soci».
(s.d.l.)
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